Il 15 febbraio a Varese la manifestazione dei sindacati contro la tassa della salute per i vecchi frontalieri
Regione Lombardia non ha ancora adottato alcun provvedimento per richiedere il contributo. Il delegato sindacale di Cgil Giuseppe Augurusa annuncia la mobilitazione: “Questa tassa viola la Costitizione. Se ci sarà un no impugneremo"

Sindacati dei frontalieri pronti a una nuova mobilitazione contro la reintroduzione di un’interpretazione, che si riteneva superata già nel 2016, della normativa fiscale per i frontalieri considerati “vecchi” cioè il cui rapporto di lavoro sia antecedente al luglio 2023. Il prossimo 15 febbraio a Varese ci sarà la manifestazione per ribadire la contrarietà a quello che viene definita la tassa della salute.
Nella Finanziaria del 2024 era stato previsto un “contributo” di questi frontalieri destinato a coprire i costi della sanità nella fascia di confine, una sorta di contribuzione extra, per riconoscere un sostegno economico ai sanitari che rimangono a lavorare negli ospedali dell’area frontaliera .
Per tutto il 2024, però, quella voce della Finanziaria è rimasta ferma a causa dell’impossibilità, per lo Stato Italiano, di avere dai cantoni svizeri i dati fiscali dei vecchi frontalieri, esclusi dal nuovo accordo internazionale.
Per ovviare alla decisione dellaConfederazione Elvetica di non fornire le informazioni, si è deciso di imporre comunque un contributo ad adesione volontaria con la minaccia di raddoppiarlo a quanti verranno scoperti dalle autorità.
« Ci prepariamo a manifestare contro questo balzello che è a tutti gli effetti un tributo – commenta Giuseppe Augurusa della Cgil Frontalieri – Già nel 2016 c’era stato un tentativo di tassare in Italia i frontalieri con un’interpretazione particolare dell’accordo sui ristorni. Si diceva che, visto che i ristorni non coprono i costi della sanità sostenuta solo dall’Irpef, questi devono pagare come fanno i lavoratori all’estero. Una lettura che eravamo riusciti a bloccare dimostrando che i ristorni coprono i costi sostenuti dalle diverse istituzioni per i servizi di cui usufruiscono questi lavoratori. Ora, con l’entrata in vigore del nuovo accordo internazionale Italia- Svizzera, la questione si ripropone. Al momento, Regione Lombardia non ha ancora adottato la normativa che dispone questo balzello, indicando quote e modalità. Solo se ci sarà questo atto i frontalieri dovranno autodenunciarsi. Ma noi siamo pronti a impugnare l’eventuale normativa davanti alla Corte Costituzionale ».
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