Mai più parole taglienti: gli studenti dell’Einaudi fanno squadra contro il bullismo

Una mattinata al cinema Nuovo con diversi interventi per riflettere sul valore del rispetto ma anche sulla difesa della dignità personale e identità digitale. Tra i relatori Elena Ferrari che fece approvare la legge 71 in ricordo di Carolina Picchio

Sono solo parole ma affilate e lacerano. Basta uno screzio, una dinamica sbagliata e la sopraffazione si perpetra e, con quella, la relazione tossica vittima e bullo.

Se n’è parlato questa mattina, mercoledì 7 maggio, al Cinema Nuovo di Varese in una mattinata educativa aperta anche alle famiglia organizzata dall’Istituto Einaudi di Varese insieme all’associazione Anemos.

«Tutte le forze con le quali collaboriamo, dai politici, alle forze dell’ordine, ai formatori, agli psicologi, si sono messi in campo e ci hanno aiutato a realizzare questo convegno, pensato per i ragazzi, ma con un taglio innovativo, rendendoli protagonisti dell’evento». La dirigente Samantha Emanuele ha raccontato che tutti i ragazzi hanno lavorato per la mattinata di formazione realizzando le immagini, le locandine, gli stacchi, i video, quelli che in gergo vengono chiamati “tappi”, che servono a mantenere viva l’attenzione del pubblico.

“Spesso il bullismo nasce per caso, per superficialità”

Il convegno, che ha visto diversi relatori, ha offerto punti di vista differenti, che partivano sempre da un’esperienza diretta : « Ci siamo resi conto – ha spiegato la dirigente – che, a volte, i ragazzi non si rendono conto degli effetti delle proprie azioni. Agiscono con superficialità. Spesso, il bullismo nasce per caso, da una frustrazione del momento che si evolve in modo dirompente e colpisce i più fragili. Nemmeno le famiglie dimostrano di comprendere il fenomeno: la prima reazione è quella di negare e poi di minimizzare. Questi incontri servono per capire, elaborare le situazioni della propria vita. Abbiamo deciso di aprirlo anche ai genitori perché anche a loro viene chiesto di sviluppare una nuova consapevolezza».

Il patto educativo e il ruolo “dal basso” della scuola per cambiare le cose

Partire dalla comprensione per poi costruire reti, ampie e accoglienti dove riconoscere il disagio e gestirlo.

Di patto educativo ha parlato anche l’assessora del Comune di Varese Rossella Dimaggio: «La scuola deve diventare protagonista di un cambio culturale verso quegli atteggiamenti relazionali malati. Solo attraverso un Patto Educativo Territoriale, in un’alleanza fra adulti, ragazzi, adolescenti e famiglie, si possono affrontare problemi che stanno diventando emergenti nella crescita dei nostri giovani. Bisogna ritornare all’attenzione alla relazione e all’affettività.L’ascolto è il primo fondamentale mezzo di prevenzione ».

Nella scuola come nello sport dove l’istruttore è innanzitutto educatore

Nella scuola come nello sport, saper mantenere i giusti livelli nei rapporti è fondamentale come ha ricordato lo psicologo dello sport Vincenzo Chiavetta: « Si deve raggiungere un’alleanza tra gli allenatori, i ragazzi e le famiglie. Lo sport è un mezzo di prevenzione e, soprattutto, di educazione al rispetto delle regole, dei compagni, degli avversari, degli arbitri. In questo percorso l’allenatore, più che un tecnico,  deve essere un educatore, una guida etica e morale per i ragazzi. Diventa un problema quando questa voce si affievolisce, quando il clima di competizione travolge le regole del rispetto e della squadra. Oggi, lo sport è sempre educativo? Gli allenatori sono sempre educatori?».

Dalla morte di Carolina Picchio è aumentata la coscienza collettiva

Il tema è ampio e la casistica ci propone continuamente situazioni al limite. Ma in dodici anni, dalla morte di Carolina Picchio, strada ne è stata fatta. Ne è convinta l’ex senatrice Elena Ferrara che ha sostenuto la prima legge contro il bullismo e il cyberbullismo. Una battaglia, la sua, condotta nel nome di quella sua alunna travolta dalla cattiveria on line: « Credo che ci sia una maggiore consapevolezza da parte dei ragazzi che stanno facendo tantissimo. Io sto girando l’Italia, da quasi 12 anni, proprio per ascoltarli  e trovo che abbiano preso coscienza soprattutto di condotte che un tempo venivano minimizzate.  Oggi sono più consapevoli della loro identità e dignità digitale e questo è un grande valore educativo. La legge 71, che non è una legge sanzionatoria, mette al centro i ragazzi e le scuole: se siamo qui, oggi, possiamo dire che ha funzionato, dal basso le scuole stanno interpretando il bisogno di autotutela e di autodeterminazione all’interno della rete educativa. Noi siamo davvero di fronte a una collettività che ha un bagaglio, un patrimonio di consapevolezza e di competenze che non è paragonabile a 12 anni fa».

Ai ragazzi dell’Einaudi hanno parlato l’avvocato Elena Travaini dell’associazione Anemos e poi Mirko Cazzato del Movimento Ma Basta che hanno raccontato di esperienze quotidiane di contrasto al bullismo nel rispetto della dignità che inizia soprattutto dalla consapevolezza che insieme si può fare squadra e vincere.

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Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

Sono una redattrice anziana, protagonista della grande crescita di questa testata. La nostra forza sono i lettori a cui chiediamo un patto di alleanza per continuare a crescere insieme.

Pubblicato il 07 Maggio 2025
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