Laura Santi è morta con il suicidio assistito: «Ora basta sofferenze, vado via con dignità»
La giornalista perugina si è auto-somministrata il farmaco letale dopo anni di battaglie legali. «Mi porto di là sorrisi e bellezza. Ricordatemi. Pretendete una buona legge»
Laura Santi, giornalista di Perugia di 50 anni affetta da una forma avanzata di sclerosi multipla, è morta questa mattina nella sua abitazione dopo essersi auto-somministrata il farmaco letale per il suicidio assistito. Accanto a lei il marito Stefano, che ha dichiarato: «Nell’ultimo anno le sofferenze di Laura erano diventate intollerabili».
Aveva iniziato a mostrare i primi sintomi della malattia nel 2000. Dopo tre anni di battaglie legali e burocratiche, a novembre 2024 aveva ottenuto il via libera dall’Asl di Perugia, che le aveva riconosciuto i requisiti stabiliti dalla Corte Costituzionale sul caso dj Fabo. «Sono completamente tetraplegica, ho perso le braccia, il tronco, sono in sedia a rotelle da 16 anni, ho incontinenza, spasmi dolorosi» aveva raccontato in un’intervista.
La notizia della morte da Mario Calabresi
A dare la notizia tra i primi è stato Mario Calabresi con un post su Facebook. “La vita di Laura Santi è finita ieri mattina a mezzogiorno. Lo ha scelto lei, era a casa sua, nel suo letto. Era quello che voleva e il punto finale della sua battaglia per avere il diritto di accedere al suicidio medicalmente assistito”.
Il giornalista, fondatore di Chora media aveva realizzato un lungo podcast con una intervista a Laura Santi. Un racconto sincero, diretto, senza tanti fronzoli in cui lei ripercorreva le tappe della sua vita e poi la malattia degenerativa.
Il podcast
Le sue ultime parole
Nelle sue ultime parole, affidate all’Associazione Luca Coscioni, ha scritto:
«La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro».
E ancora: «Io sto per morire. Non potete capire che senso di libertà dalle sofferenze, dall’inferno quotidiano che ormai sto vivendo. O forse lo potete capire. State tranquilli per me. Io mi porto di là sorrisi, credo che sia così. Mi porto di là un sacco di bellezza che mi avete regalato. E vi prego: ricordatemi».
Nel suo messaggio finale, ha anche criticato duramente la politica e la Chiesa: «Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni».
La foto dal profilo Facebook di Mario Calabresi
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