La felpa scura con la scritta “Italia” che ha tradito il rapinatore di Castelseprio
La pistola per la rapina da 280 euro comprata nei boschi dai pusher. All’interrogatorio d garanzia l’arrestato non parla
Sono le 12.13 del 26 settembre quando le telecamere della farmacia di Castelseprio riprendono la scena: un uomo alto un metro e settanta che entra, spiana la pistola e intima di consegnare i contanti — 280 euro in cassa. I testimoni sentiranno la classica frase: «Questa è una rapina». Il tappo rosso sulla pistola non c’è e non rimane altro che consegnare il bottino. Poi l’uomo, che si esprimeva in italiano, esce e fa perdere le sue tracce.
Non prima, però, che i testimoni appuntino due elementi. Il primo: la felpa scura a bande grigie laterali con la scritta «Italia». Il secondo: l’auto utilizzata per la fuga, una Dacia Sandero di colore bordeaux.
Per la rapina di settembre in farmacia a Castelseprio arrestato un uomo di 49 anni
Scattano le indagini. Si risale all’auto e alla targa: è di un’amica del sospettato. I carabinieri della Compagnia di Saronno, al momento di far scattare l’osservazione sul sospettato di rapina, si trovano davanti a un uomo che indossa — undici giorni dopo il colpo, il 7 ottobre — la stessa felpa e che è alla guida della stessa auto.
Elementi che portano il pm titolare delle indagini a richiedere e ottenere dal gip di Varese un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita qualche giorno fa.
Martedì mattina, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, l’arrestato — un uomo di 49 anni, di origini sarde — è comparso dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Niccolò Bernardi, e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Alcuni particolari, però, li aveva già forniti nelle more dell’arresto: ha raccontato che la pistola utilizzata per la rapina era stata comprata nei boschi dello spaccio per 200 euro e che, dopo l’utilizzo come arma per minacciare i farmacisti, la stessa pistola — un’automatica descritta come “scacciacani” — era stata riconsegnata al pusher dal quale l’aveva acquistata.
Il giudice ha confermato la permanenza in carcere dell’uomo: sussistono il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga, elementi che giustificano le esigenze cautelari.
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