Eleonora Paolelli: “I sindaci devono parlarsi di più. L’intelligenza artificiale? Cambierà tutto”
La presidente di Upel racconta sfide e prospettive dell'associazione che supporta i Comuni del Varesotto. E lancia un appello agli amministratori locali
Formazione, digitalizzazione e un nuovo modo di fare rete tra amministratori. Eleonora Paolelli, sindaco di Bodio Lomnago e presidente di Upel, Unione provinciale enti locali, per il secondo mandato, guarda al futuro della pubblica amministrazione locale con realismo e ambizione. L’associazione che guida è cresciuta, ha superato i confini provinciali e ora si prepara ad affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale.
«Prima del Covid operavamo esclusivamente in presenza, limitando la nostra sfera d’intervento ai comuni della provincia di Varese», racconta Paolelli. «Il lockdown ci ha spinto a rivoluzionare il nostro approccio. La digitalizzazione ci ha consentito di farci conoscere ben oltre i confini varesini: oggi abbiamo 549 enti associati da tutta Italia».
Varese ospita la sede centrale di Upel , che si trova in via Como dietro alle poste centrali, ma l’attività si è estesa ben oltre i confini fisici. La missione di Upel resta quella definita dallo statuto: supportare i Comuni attraverso l’accrescimento delle competenze professionali. «Le normative, in tutti i settori, cambiano continuamente e il livello di conoscenze tecniche deve essere mantenuto sempre alto», spiega la presidente. «Ma la formazione non basta: gli operatori comunali hanno bisogno di un confronto costante con esperti del settore».
Per questo l’associazione ha creato sportelli tematici virtuali attraverso i quali amministratori e dipendenti possono confrontarsi con consulenti specializzati, fugare dubbi sulla corretta applicazione delle normative e formulare quesiti agli esperti. Ma non solo: «Quando manca il personale, soprattutto in ambiti critici come il sociale, riusciamo a supportare i comuni creando un collegamento con i nostri uffici. Una sorta di convenzione che mette in rete le competenze». Un servizio prezioso soprattutto per i piccoli comuni che non possono permettersi figure specializzate.
L’intelligenza artificiale che verrà
Se formazione e supporto restano il “core” dell’associazione, lo sguardo è già proiettato al futuro. «Siamo consapevoli che l’intelligenza artificiale sposterà l’area di interesse dei comuni su soluzioni che porteranno all’automazione di processi amministrativi routinari», anticipa Paolelli. «Dalle chatbot all’attività amministrativa predittiva, dal controllo degli atti al rilascio delle carte d’identità: saranno soluzioni che impatteranno fortemente sul rapporto amministrazione-cittadini».
Upel sta già pensando di creare una task force per affiancare gli enti – soprattutto i piccoli e medi comuni – nella transizione digitale. Una sfida che si intreccia con problemi più ampi. «Sul piano della gestione la sfida è quella della transizione al digitale. Sul piano sociale però vedo i problemi maggiori», ammette la presidente.
Le sfide del territorio
L’inclusione sociale, la rigenerazione urbana, la crescente povertà, l’abbandono dei piccoli centri: «Sono questioni che non possono essere più affrontate a livello locale, ma necessitano di una maggiore e più efficiente programmazione integrata a tutti i livelli», sottolinea Paolelli. «Sociale, urbanistica e sicurezza urbana sono facce della stessa medaglia. Affrontarle separatamente come fossero compartimenti stagni è fallimentare».
Tra le virtuosità da valorizzare, la presidente individua la cura dei beni culturali. Per questo è nato Upel Cultura, un contenitore che cataloga il patrimonio materiale e immateriale dei comuni. «Ogni comune ha un patrimonio culturale immenso che spesso i cittadini non conoscono. Abbiamo iniziato a catalogarlo e metterlo in rete sul nostro sito, creando una sorta di cultura circolare». Una scelta anche per evitare le polemiche: «Valorizzare le buone pratiche dei comuni non è sempre semplice, si rischia di scambiare la comunicazione per propaganda politica. Così ci concentriamo sui beni culturali, che sono patrimonio di tutti».
Verso un nuovo ruolo istituzionale?
Upel si è sempre caratterizzata per fornire servizi di supporto, senza proporsi come interlocutore istituzionale. Ma qualcosa sta cambiando. «Negli ultimi anni i comuni della nostra provincia e anche la Prefettura hanno spesso chiesto alla nostra associazione di intervenire ai tavoli tecnici e istituzionali. Ci stiamo pensando seriamente», rivela Paolelli. «Costituirebbe per noi un nuovo modello di gestione dei rapporti con gli associati. Servirebbe però un riconoscimento da parte della Regione del nostro lavoro».
L’appello ai sindaci
La riconferma alla presidenza nasce dalla volontà di proseguire quanto avviato. «Nel primo mandato abbiamo raggiunto obiettivi importanti e posto le basi per affrontare progetti ambiziosi. La spinta a ricandidarmi è stata questa: proseguire il progetto Upel sostenendolo con forza». Il successo più grande? «La crescita: siamo arrivati a 549 enti associati, non solo comuni ma anche Camera di Commercio, Aler, Università dell’Insubria. Credo siamo riusciti a creare qualcosa di appetibile e utile, che ha portato risultati concreti».
Ma Paolelli lancia anche un appello ai colleghi sindaci. «Troviamoci più spesso. Un tempo i sindaci avevano tante occasioni per incontrarsi e confrontarsi; oggi ci limitiamo ad attività rappresentative in seno ad assemblee provinciali. Non basta, i sindaci devono parlarsi».
Il digitale ha permesso la crescita esponenziale di Upel, ma ora serve recuperare il contatto umano. «Aprirsi al mondo ha permesso la crescita, ma dall’altra parte dobbiamo tornare un po’ indietro: permettere di fare rete vuol dire parlare, vedersi. Lo scambio si ha solo in presenza. È bellissimo quando ci si trova e semplicemente si dice: ma tu hai fatto quella cosa? Allora la voglio fare anch’io, ma come hai fatto? Quella semplicità che porta a casa il risultato».
Il motivo è semplice: «Una volta eletti le divisioni di bandiera scompaiono, la destra e la sinistra non esistono più. Esistono i problemi e le soluzioni concrete. Tutti abbiamo gli stessi problemi e spesso siamo chiamati a risolverli da soli. Facendo rete si possono trovare le risposte».
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