La musica di Ormai guarda il cielo e l’abisso
Nel suo universo visivo e sonoro convivono nuvole bianche e immagine scure. L’artista brianzolo sarà ospite di Materia il 19 dicembre per un’intervista live con showcase unplugged: anticipa il nuovo album "Hotel per Falene", frutto di tre anni di scrittura e di una poetica del contrasto
Una nuvola bianca su fondo azzurro. È un’immagine che ritorna con costanza nell’universo visivo di Ormai, e che, , a partire dalle copertine dei brani, accompagna anche le sue canzoni più oscure. Un contrasto netto, una dicotomia che ad alcuni ricorderà sicuramente il parallelismo tra Turner e Constable, che e soprattutto sintetizza lo stile dell’artista urban brianzolo: «Nei testi, nelle immagini, penso di fare musica “molto scura” – ci racconta – ma mi piace associarle qualcosa che dia un senso di serenità universale, come guardare un cielo limpido con una nuvola bianca. È bello vedere che anche nel marcio, nel nero, c’è sempre qualcosa di bello, e viceversa».
ASSISTI ALL’INTERVISTA DAL VIVO A MATERIA, INGRESSO GRATUITO SU PRENOTAZIONE
Ormai sarà protagonista venerdì 19 dicembre, dalle 21, nella web tv di Materia, la sede di Varesenews a Castronno, per un’intervista dal vivo con showcase unplugged che arriva al culmine di un anno intenso: nuovi singoli, riconoscimenti, e soprattutto la chiusura di un disco in cantiere da tanti anni e che segna il compimento di un percorso triennale.
«Quest’anno è stato positivo – spiega – nel senso che sono usciti i brani più importanti, tra quelli che avevo fatto e quelli inseriti nella serie Adorazione, disponibile su Netflix. È stato un riconoscimento che mi ha dato fiducia e velocità per finire l’album». Il lavoro, ormai in fase di rifinitura, è atteso tra gennaio e febbraio. «Abbiamo i master di tutto, stiamo finendo gli ultimi dettagli della parte visiva. Sono contento, perché tendo a prendermi molto tempo per fare le cose».
Il disco si chiamerà Hotel per Falene, un titolo che l’artista custodiva da quando aveva diciott’anni, e che oggi assume un senso compiuto. «È il nome del primo album che avrei voluto fare allora, ma la mia adolescenza è stata complicata, con persone sbagliate attorno e momenti difficili. Non ho recuperato nessuno dei brani, ma mi sono tenuto addosso il titolo. È bello usarlo ora, per il disco a cui ho dedicato più tempo».
Il “filo blu” e il contrasto
Il colore blu attraversa tutta la sua produzione recente. Dalle più intime Decisamente blu a Quando hai riso di me, passando per la banger Dream Team.
Tutte le canzone, targate La15 di Michele Canova, hanno una loro identità precisa, con tante differenze, sonore e non. Ma tra di loro, oltre ai contrasti, esiste un filo tematico che unisce tutto: «C’è un fil rouge (o meglio un fil blu, ndr.) – spiega Ormai – , tra Decisamente blu e La Volpe e Quando hai riso di me. Appartengono a uno dei filoni dell’album. Dream Team invece anticipa qualcosa che arriverà dopo. “Mi porto dietro” la “missione” di cercare la bellezza dentro il nero e scoprire cosa, nelle cose belle, ti fa storcere il naso. Le persone che mi ascoltano sono quasi sempre persone notturne. Ho il picco di ascolti di notte su Spotify. È un rapporto di intimità, come quello che ho io con la mia musica».
Da Fabrizio (De André) a Fabrizio (Tarducci, aka Fibra)
La scrittura è il nucleo della sua identità. «La Gen Z ha scavalcato il concetto di genere musicale? Pensi che questo ti dia maggiore libertà di cambiare? In Dream Team citi Vasco… – gli chiediamo – La musica italiana, compres il rap, mi ha insegnato la bellezza della parola», risponde, citando due “Fabrizio” (De André e Tarducci, aka Fibra) come riferimenti italiani, e gli album Grow di Bedroom come “pietre angolari” della sua formazione sonora. «Più scendi nel particolare, più diventi universale. Non mi piacciono le trovate. Mi piace scrivere di esperienze precise, concrete, le mie».
Un esempio è Vivere ok, brano (finalista a Musicultura) nato dopo aver visto “il mio primo amore adolescenziale diventare madre”: «È il mio modo di raccontare la distanza tra la mia generazione e la realtà. Siamo persone lontane dal contatto, terrorizzate dal mondo fisico. C’è chi non esce di casa e chi, quando esce, è violento. È il segno di una generazione disorientata».
Raccontare se stessi e il mondo dalla provincia
Ormai ora vive nel comasco dopo tre anni a Milano. «La provincia ti mostra meglio come sta il paese», dice. «Vedo violenza quotidiana e tanto vuoto. Ci sono ragazzi lasciati soli, e altri che vivono solo online». Lontano dalla metropoli Ormai osserva anche i mutamenti culturali: «Una volta ci si identificava con le band, con le tribù musicali. Oggi il tribalismo è ancora più forte, ma passa per le idee e per gli algoritmi. Non ci confrontiamo più davvero, viviamo in bolle di contenuti».
Lavorare con Fabri Fibra e Michele Canova
Il percorso di Ormai si è con due figure decisive: Fabri Fibra, «una delle motivazioni per cui mi siedo a scrivere» – e Michele Canova, che «mi ha tirato fuori dal buco nero del Covid». Con Canova e la realtà della La15 (già Canova Records) ha costruito un ambiente di lavoro fertile: «È un luogo dove ci si stimola a vicenda, senza la pressione di una major. È un passaggio importante per imparare a confrontarsi con certe dinamiche ma restando liberi. Se prima la musica era un confronto con me stesso, adesso mi sento pronto a restituirla anche agli altri, presentata in un certo modo».
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Dai duetti con Fabri Fibra e Giorgia al nuovo album: Ormai fa tappa a Materia
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