“Serve una transizione accelerata”: a che punto siamo nella sfida climatica dopo la conferenza di Belém?
A Materia si è discusso di clima, diplomazia e responsabilità globali con il funzionario del JRC Giacomo Grassi. "Senza impegni concreti, gli obiettivi climatici restano lontani"
«La fisica del clima non è negoziabile». Con questa affermazione chiara e netta, Giacomo Grassi, funzionario scientifico del Joint Research Centre della Commissione europea e membro del bureau dell’IPCC, ha aperto la sua riflessione sulla COP30 di Belém, ospite della serata di martedì 16 dicembre a Materia, la sede di VareseNews a Castronno. L’incontro è stato moderato da Fulvio Fagiani, che ha sottolineato la necessità di «fare il punto sulla conferenza ONU sul clima», evitando semplificazioni, ma con l’obiettivo di «rendere accessibili argomenti complessi».
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Grassi ha illustrato con rigore scientifico le basi del riscaldamento globale e i dati aggiornati: «Il cambiamento climatico è inequivocabile», ha detto. «Gli ultimi otto anni sono stati i più caldi mai registrati e siamo a circa 1,5 gradi sopra la media preindustriale». Il cuore del problema rimane chiaro: «Le emissioni di CO₂ sono ancora troppo alte e la traiettoria attuale non è compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».
L’esperto ha spiegato come il percorso della diplomazia climatica sia rallentato da logiche politiche e compromessi: «Gli accordi sono tutti basati su un consenso politico, quindi si va al minimo comune denominatore». Questo si è visto anche nella COP30: «Si usa un linguaggio molto vago: si parla di “transitioning away from fossil fuels”, ma senza fissare scadenze o impegni vincolanti».
La questione delle responsabilità differenziate è stata affrontata con equilibrio: «È vero che il Nord del mondo ha emesso di più storicamente, ma ora anche i paesi emergenti devono contribuire. Senza una transizione accelerata, i costi aumenteranno per tutti». E sulla questione delle emissioni individuali, ha chiarito: «Il focus non deve essere solo sul comportamento del singolo. Le scelte sistemiche sono quelle che fanno la differenza».
Nel dibattito con il pubblico si è parlato anche del ruolo dell’Europa, della giustizia climatica e della percezione pubblica del problema. Grassi ha ribadito: «La buona notizia è che le soluzioni esistono: tecnologie, comportamenti, policy. Ma serve implementarle ora. Non abbiamo decenni davanti».
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