Cervo resta impigliato ai Duni, il M5S attacca: “Area corridoio ecologico fondamentale, il canile lì è inopportuno”
L'incidente è diventato infatti il fulcro di una dura nota del Gruppo territoriale di Varese del MoVimento 5 Stelle, che utilizza l'accaduto per ribadire la propria contrarietà alla scelta della zona per la costruzione del nuovo canile cittadino
Un imponente esemplare di cervo che lotta per liberarsi, con il palco incastrato tra le recinzioni nell’area dei Duni, a Varese. È l’episodio avvenuto lo scorso fine settimana, conclusosi felicemente grazie all’intervento di un veterinario che ha liberato l’animale prima che lo sforzo e lo stress risultassero fatali. Ma se il cervo è tornato in libertà, a non placarsi è la polemica politica.
L’incidente è diventato infatti il fulcro di una dura nota del Gruppo territoriale di Varese del MoVimento 5 Stelle, che utilizza l’accaduto per ribadire la propria contrarietà alla scelta della zona per la costruzione del nuovo canile cittadino.
«Un varco ecologico da proteggere»
Secondo i pentastellati, quanto successo al cervo è la prova tangibile che l’area dell’ex campo da rugby, seppur abbandonata, svolge ancora una funzione vitale per la fauna locale. «La collocazione del nuovo canile in quel sedime risulta quanto mai inopportuna», dichiara Diego Carmenati, Vice Rappresentante del M5S di Varese e Coordinatore del Tavolo per i Diritti degli animali.
«L’area insiste su una porzione del cosiddetto ‘varco di primo livello’ previsto dalla RER (Rete Ecologica Regionale) per il transito dei selvatici – spiega Carmenati –. I selvatici ne hanno ripreso possesso e la zona andrebbe mantenuta e deframmentata, restituendole formalmente la funzione di connessione naturale che, nei fatti, non ha mai smesso di avere».
Le critiche all’Amministrazione
Il Movimento 5 Stelle contesta anche l’iter burocratico che ha portato alla scelta del sito nell’ambito della revisione del Piano di Governo del Territorio (PGT). Nel mirino c’è la mancata esecuzione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che sarebbe stata evitata attraverso una serie di «equiparazioni astratte» dell’impatto ambientale rispetto a strutture sportive mai realizzate o vecchie attività agricole.
«Esprimiamo forti perplessità sulla decisione dell’Amministrazione di consumare suolo vergine in un contesto non urbanizzato – prosegue Carmenati – specialmente ipotizzando una struttura che dovrebbe far convivere cani, gatti e selvatici feriti in spazi contenuti».
L’alternativa: l’Ex Macello
La proposta del M5S resta ferma sulla rigenerazione urbana: spostare il progetto del canile presso la struttura dell’ex Macello. «Sarebbe un’importante occasione per recuperare un’area dismessa a consumo di suolo zero», conclude la nota.
Ora la palla passa a Palazzo Estense, chiamato a rispondere alle osservazioni depositate dal gruppo in merito a un’area che, come dimostrato dal “fuoriprogramma” del cervo, resta un polmone selvaggio a due passi dalla città.
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