Ciak si gira: all’istituto Einaudi è tempo di riprese per il cortometraggio in concorso a Cortisonici

Gli studenti del quarto anno del corso Servizi culturali e dello spettacolo sono impegnati nelle riprese del lavoro che hanno ideato, scritto e ora stanno realizzando. Un "kammerspiel" con citazioni a Bertolucci, Bergman e Di Leo

È tempo di riprese all’istituto Einaudi di Varese. I ragazzi del corso Servizi culturali e dello spettacolo sono impegnati nella produzione del loro corto. Un lavoro cinematografico che hanno prima ideato, scritto e scenografato e che, ora, stanno realizzando nella parte pratica, quella delle riprese con tanto di set, luci, camerini, “trucco e parrucco”, e suoni.

Un lavoro che sta coinvolgendo tutta la classe quarta sotto la direzione del professor  Tiziano Tarantini, docente di progettazione «Siamo nel pieno della produzione – racconta il professore – dopo mesi di lavoro in preparazione: ricerca, idea, soggetto, sceneggiatura. Ora tutto quello che era sulla carta prende forma davanti alla macchina da presa».

Sul set, tra reparti e ruoli professionali

Lo incontriamo sul set, mentre il fotografo di scena immortala i protagonisti del corto. «Qui intorno si muovono tutti i reparti: trucco e parrucco, costumi, backstage, organizzazione e produzione, sonoro, riprese, scenografia. È una piccola troupe completa, ma composta solo dagli studenti. Ogni ragazzo ha un ruolo preciso, assegnato dopo aver studiato le funzioni dei diversi reparti. È stato bello vedere quanto li incuriosisse, ad esempio, capire che cosa fa un direttore di produzione: è il braccio operativo del produttore, controlla tempi, risorse, coordina tutti. Una responsabilità vera, che loro stanno sperimentando sul campo».

Dall’idea allo shooting script

«Ogni progetto richiede oltre tre mesi di lavoro. Prima la parte teorica e laboratoriale, poi l’elaborazione creativa. I ragazzi fanno ricerca, discutono le idee, scrivono soggetto e sceneggiatura. Questa settimana seguono lo shooting script, cioè la lista delle scene e delle inquadrature che realizzeranno in questa settimana di sospensione della normale didattica».

Il tutto con un obiettivo formativo chiaro: «Alla fine, noi docenti valutiamo il lavoro svolto e quali competenze in più si portano a casa: lavoro di squadra, gestione del tempo, problem solving, consapevolezza dei ruoli di una produzione audiovisiva».

Un dramma da camera… in ascensore

Ma di che storia si tratta?: «Tecnicamente è un “kammerspiel” un dramma da camera: si svolge tutto dentro un ascensore. Nello spazio chiuso, le vite di più personaggi si incrociano con quella della protagonista, al suo primo giorno di lavoro. Lei è molto ansiosa, incontra persone diverse, e da questi incontri emergono tensioni, fragilità, piccoli e grandi conflitti quotidiani. È un modo per parlare di emozioni e relazioni restando in un’unica ambientazione».

In corsa verso Cortisonici

«Il legame tra Einaudi e il festival Cortisonici Ragazzi è ormai consolidato. Anche questo lavoro è pensato per partecipare al concorso. Abbiamo tempo fino al 31 marzo per chiudere produzione e post‑produzione: subito dopo le riprese passeremo al montaggio, alla color correction, al suono, poi alla parte di comunicazione con locandine, trailer, teaser e promozione social. Anche qui saranno i ragazzi a occuparsi di tutto.

Sul set del cortometraggio dell’Einaudi, i veri protagonisti sono, dunque, i ragazzi. Manuel, Federico e Alberto raccontano l’idea del film: «Abbiamo iniziato visionando in classe il videoclip dei Radiohead, The Lift, e da lì ci è venuta l’ispirazione per realizzare un cortometraggio interamente girato in un ascensore» spiega il regista Manuel.

Al centro c’è Rosa, la protagonista: «Vogliamo rappresentare una ragazza insicura – racconta l’altro regista Alberto – Nel corso del corto, incontrerà vari personaggi che metteranno alla prova questa sua insicurezza: uno di loro le offre un incoraggiamento, una frase importante. Lei però, per paura, se la tiene stretta ma non cambia: resta bloccata in un loop mentale, non ne esce mai». Un finale sospeso, più vicino alla realtà di molti coetanei che a una morale consolatoria.

Il lavoro dei ragazzi è anche un esercizio di cinefilia

«Per la fotografia degli esterni – spiega l’aiuto del direttore della fotografia Federico –  soprattutto nelle scene del mattino, ci siamo ispirati a Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci e a Milano calibro 9 di Fernando Di Leo. Se non riusciremo ad avere un vero effetto “smog”, abbiamo previsto una variante più surreale, che cita A Snake of June di Shinya Tsukamoto. Per gli interni, invece, il riferimento è Sussurri e grida di Ingmar Bergman: le pareti dell’ascensore saranno completamente rosse, per creare un forte contrasto con i personaggi e rendere visivamente la tensione emotiva».

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Alessandra Toni
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Pubblicato il 28 Gennaio 2026
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