Commozione a Casciago per i funerali di Giorgio De Wolf: “Un esempio di passione e correttezza”
L'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale: istituzioni e amici celebrano l'impegno civile e l'onestà di un protagonista del centrodestra varesino
Una folla commossa, fatta di familiari, colleghi e moltissimi esponenti della politica locale, si è riunita giovedì 29 gennaio nella chiesa parrocchiale di Casciago per l’ultimo saluto a Giorgio De Wolf. L’architetto, scomparso nel gennaio 2026, lascia il figlio Massimiliano, la nuora Roberta e l’amata nipote Vittoria.
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La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose autorità che hanno incrociato il cammino di De Wolf durante la sua lunga carriera istituzionale e politica. Presenti il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini, il suo attuale vice Giacomo Iametti e il segretario provinciale di Forza Italia Simone Longhini. Non sono mancati storici esponenti azzurri come Aldo Simeoni e Silvio Pezzotta.
A rappresentare le amministrazioni locali erano presenti il sindaco di Casciago Mirko Reto, con la fascia tricolore, l’assessore comunale Giacomo Baroni (affianco al padre Carlo, anche lui in passato esponente di spicco del centrodestra varesino con ruoli sia in Provincia che in Comune) e la vicesindaca di Varese Ivana Perusin, a testimonianza del ruolo di De Wolf come vicesindaco del capoluogo sotto la guida di Attilio Fontana. Presente anche Antonio Besacchi, presidente di Confcommercio Varese, ente con cui l’architetto aveva collaborato a lungo.
Il ricordo degli amici e della famiglia
Particolarmente toccanti le testimonianze di chi con lui ha condiviso la guida della Provincia. Marco Reguzzoni, ex presidente di Villa Recalcati, ha ricordato De Wolf come una persona “fuori dall’ordinario”: «Un uomo onesto, che non ha mai ricevuto nemmeno un avviso di garanzia, un idealista che ha sofferto economicamente pur di non approfittare del suo ruolo», ha dichiarato Reguzzoni, sottolineando come senza di lui non si sarebbero svolti in Mondiali di Ciclismo a Varese nel 2008. Marco Magrini lo ha invece definito «una persona seria e competente, un maestro della mediazione».
La nuora Roberta ha voluto ricordare il lato più umano: «L’ho conosciuto poco dopo la morte di mio padre e mi ha restituito il senso dell’amare. Era un esempio di correttezza e resterà il suo esempio. Era orgoglioso di Massimiliano e Vittoria». Un affetto che, come ricordato dai presenti, è rimasto intatto fino alla fine, segnato dal profondo legame con la moglie, raggiunta dopo aver lottato contro la malattia.
L’eredità di un “uomo del fare”
Nell’omelia, don Emilio Rimoldi ha invitato a non cedere alla disperazione e a celebrare la vita di Giorgio come un ringraziamento. «Siamo qui per ringraziare il Signore per il suo impegno per il bene comune e per la sua professione – ha detto il parroco – Attraverso di lui altri sono cresciuti nella politica e nell’onestà».
Giorgio De Wolf lascia l’immagine di un amministratore che ha saputo unire la visione politica alla competenza tecnica, guidando Forza Italia a livello provinciale e ricoprendo ruoli di primo piano con una dedizione che, come sottolineato dal coordinamento provinciale del partito, è stata messa interamente a disposizione della collettività
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