Dal palco dell’Ariston ai meme, a Materia la “lezione” di Gianni Sibilla
Nel nuovo incontro della rassegna Spiegami il giornalista di Rockol Gianni Sibilla analizza il legame tra musica e social
«I meme sono per certi versi i nuovi videoclip». Il giornalista di Rockol Gianni Sibilla ha aperto l’analisi sulla trasformazione digitale della musica durante l’incontro di martedì 10 febbraio allo spazio libero di VareseNews: Materia. Il nuovo appuntamento della rassegna Spiegami, ideata da Adelia Brigo, ha esplorato i meccanismi che portano un frammento di pochi secondi a dominare le classifiche e la percezione collettiva del Festival di Sanremo.
“SANREMO SANREMIZZA TUTTO”
Sibilla ha spiegato come la fruizione della kermesse sia cambiata radicalmente: la maggior parte del pubblico, specialmente tra i più giovani, non guarda più le dirette integrali ma vive l’esperienza «attraverso i frammenti che circolano sui social».
Questo fenomeno si basa sulla capacità di un contenuto di essere smontato e rimontato, fino a diventare un oggetto di cui tutti possono appropriarsi. Secondo Sibilla, questa tendenza è ormai strutturale poiché «Sanremo sanremizza qualsiasi cosa», ovvero ingloba al suo interno fenomeni di costume e media trasformandoli in un generatore ininterrotto di contenuti.
Durante la serata a Castronno, il giornalista musicale ha spiegato che il successo di un brano oggi dipende spesso dalla sua capacità di diventare virale in modo incontrollabile, citando il caso dei Måneskin, la cui ascesa internazionale è stata innescata da un trend partito dalle Filippine su TikTok. Esiste però una ricerca scientifica del tormentone da parte dei discografici, basata sull’idea che una canzone debba contenere degli slogan che si possano «scorporare dalle canzoni» per finire su una maglietta o in un video di quindici secondi.
Il racconto si è poi spostato dietro le quinte della sala stampa dell’Ariston, descritta come un luogo dove «ogni piccola cosa sembra un dramma nazionale». Sibilla ha ricordato l’episodio di Bugo e Morgan del 2020 come il momento di rottura in cui il meccanismo della replica social è entrato prepotentemente nel Festival, trasformando un imprevisto in un meme eterno. Nonostante i tentativi di pianificazione, il giornalista ha ribadito che la forza del meme resta l’imprevedibilità: «quello che succede oggi è che le canzoni partono dal basso sostanzialmente tu puoi provare a fare il meme finché vuoi però certe volte le cose non le puoi controllare».
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