Il maestro Silvano Scaltritti firma il “Cantico di Frate Sole” per l’Anno Francescano
Il compositore e direttore di cori e bande del territorio ha creato un brano dedicato a San Francesco, riproposto in occasione dell'anno di celebrazioni del patrono d'Italia
Un omaggio musicale a uno dei testi più alti e rivoluzionari della tradizione cristiana e letteraria italiana. È il “Cantico di Frate Sole” del maestro e compositore Silvano Scaltritti, direttore di diverse bande musicali del Varesotto (Jerago, Samarate, Crenna).
L’opera nasce nel contesto del Centenario Francescano, il periodo compreso tra il 2023 e il 2026 che ripercorre, con una serie di ricorrenze, gli ultimi anni della vita del Santo di Assisi. Un anniversario che non è soltanto commemorazione storica, ma occasione di riflessione spirituale e culturale.
Il brano di Scaltritti è strutturato per un’esecuzione articolata e solenne: narratore, soprano, tenore, baritono, basso e orchestra oppure banda. Una scelta che restituisce al testo la sua dimensione originaria di canto corale e comunitario, ampliandone la forza espressiva attraverso il dialogo tra voce recitante, parti solistiche e accompagnamento strumentale.
Il “Cantico di Frate Sole”, conosciuto anche come “Cantico delle Creature”, è considerato il testo fondante della letteratura italiana. Scritto da Francesco intorno al 1224, in un momento di profonda sofferenza fisica e quasi totale cecità, trasforma il dolore personale in una lode universale. Il Santo non parla “della” natura, ma “con” la natura: il sole, la luna, l’acqua, il vento e perfino la morte diventano fratelli e sorelle, parte di un’unica famiglia sotto la custodia di Dio.
Un messaggio che oggi appare di straordinaria attualità: il Cantico è un manifesto di ecologia integrale e spiritualità, capace di superare i confini del tempo. La scelta di Francesco di scrivere in volgare umbro – una lingua viva e accessibile al popolo – segna una svolta culturale decisiva, dimostrando come la parola “volgare” potesse esprimere concetti teologici e poetici altissimi.
Particolarmente intensa è la parte finale dedicata a “Sora Morte”, accolta non con timore ma come passaggio naturale, con l’unico auspicio di non trovarsi in peccato mortale. Un atteggiamento che sintetizza l’intero spirito francescano: fiducia, abbandono, fraternità.
Con questa nuova composizione, Silvano Scaltritti si inserisce nel solco di una tradizione musicale che intreccia fede, cultura e territorio.
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