«Diffidenza verso gli stranieri nascosta e radicata, ma i giovani danno speranza», cultura e inclusione con Sharazade su Radio Materia

Ospite della puntata di mercoledì 18 febbraio, l’associazione Sharazade, da vent’anni impegnata a diffondere cultura, dialogo e inclusione sul territorio

Radio Materia

Nel piccolo paese di Lozza, alle porte di Varese, esiste un’associazione che combatte il pregiudizio con le armi della cultura, dello spettacolo e della collaborazione. Si tratta di Sharazade: realtà impegnata a favorire il dialogo tra persone di culture differenti. La presidente Marilina Castiglioni e i volontari Yuri Pirovine e Ghassan Skaini sono stati ospiti della puntata di mercoledì 18 febbraio di Soci All Time, la rubrica di Radio Materia in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 16:30. A condurre la trasmissione, il giornalista Alessandro Guiglielmi, affiancato da Samuele Botti, con Alessandro Paolini alla regia.

Vent’anni di cultura “senza frontiere”

Sharazade nasce vent’anni fa dall’idea di tre amici. All’inizio era musica: portare nuove sonorità, dare spazio ad artisti del Nord Africa, creare occasioni di incontro. Poi è diventata qualcosa di più. «La cultura non può essere selettiva – racconta la presidente – più ne abbiamo e meglio è per tutti».

Il nome richiama la figura della narratrice de Le Mille e una Notte: Sharazade, la donna che racconta storie per salvarsi la vita. Allo stesso modo l’associazione vuole raccontare “le culture altre” perché non vengano dimenticate.

Cultura come antidoto al pregiudizio

La domanda è diretta: davvero cultura, spettacolo e arte possono superare i pregiudizi? «Quando inizi a conoscere le persone – risponde Marina Castiglioni – non puoi più considerarle straniere. Sono individui, con abitudini e tradizioni diverse, ma degne di essere condivise».

Un concetto che Yuri Pirovine approfondisce: «Spesso la prima cosa che vediamo è la differenza. Se invece partiamo dalla persona e dalla sua storia, cambia tutto. Le parole e il linguaggio che usiamo fanno la differenza».

Dopo vent’anni di attività sul territorio, Sharazade ha visto cambiare il clima sociale. Se gli episodi plateali di contrasto sono diminuiti, resta una diffidenza più sottile, talvolta più radicata. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia: giovani sempre più aperti, curiosi, pronti a mettersi in gioco.

Ghassan Skaini, in Italia da 25 anni, porta uno sguardo diretto sull’esperienza di chi arriva dall’estero. Le prime difficoltà sono spesso burocratiche: permessi, documenti, procedure complesse. «Si dà per scontato che chi arriva capisca tutto in pochi minuti, ma viene da un mondo con regole e abitudini diverse».

La chiave? Una tavola condivisa

Se esiste una chiave per creare ponti tra migranti e autoctoni, per Sharazade è semplice: la cucina. «Mettere le persone davanti a un piatto aiuta a parlarsi», spiega Castiglioni. Le cene interculturali organizzate dall’associazione trasformano il cibo in linguaggio universale, occasione di confronto e di scoperta.

Tra gli eventi simbolo c’è il Capodanno condiviso, una serata condivisa in cui chi può offre la cena a chi non avrebbe la possibilità di festeggiare. Un momento capace di superare non solo confini geografici, ma anche generazionali.

I prossimi appuntamenti

Il calendario di Sharazade è fitto: dal Carnevale con le comunità latinoamericane alla mostra “Heart of Gaza” a Lozza, passando per cene di raccolta fondi, eventi musicali e nuove iniziative legate al Ramadan. Senza dimenticare i grandi appuntamenti estivi che negli ultimi anni hanno portato migliaia di persone nei giardini pubblici di Varese.

Perché, come insegna la storia di Sharazade, raccontare è un modo per resistere e costruire comunità.

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chiara.ferraro@varesenews.it
Pubblicato il 19 Febbraio 2026
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