All’Insubria il monito del giornalista Riccardo Luna: “Qualcosa è andato storto ma non è troppo tardi per salvare Internet”
Dal sogno della democrazia digitale alle criticità attuali, il confronto con l'autore del libro "Qualcosa è andato storto". ha offerto spunti per comprendere come sta cambiando il rapporto tra tecnologia e cittadini
Interessante incontro ricco di spunti di riflessione questa mattina nell’aula 6 del Dipartimento di Economia dell’Università dell’Insubria, dove il giornalista Riccardo Luna ha incontrato studenti e studentesse per una lezione aperta dedicata ai temi trattati nel suo libro “Qualcosa è andato storto”. Introdotto dal professor Alberto Onetti, Luna uno dei temi cruciali del nostro tempo: il rapporto tra tecnologia, società e democrazia.
L’incontro ha registrato una partecipazione numerosa, segno di un interesse diffuso tra i giovani verso un tema che li riguarda da vicino. Al centro, una domanda semplice ma profonda: cosa è successo a Internet, da promessa di progresso a strumento che oggi sembra mettere in crisi le democrazie?
Dalla promessa alla disillusione
Riccardo Luna – giornalista per molti anni a Repubblica, esperto di temi legati all’innovazione tecnologica e ad internet, e primo direttore dell’edizione italiana di Wired – ha ripercorso le origini del web, nato come strumento per condividere conoscenza e connettere le persone. «All’inizio eravamo innamorati delle possibilità della rete: la mente collegata a Internet poteva fare tutto» ha raccontato, ricordando un’epoca in cui la tecnologia veniva percepita come leva di progresso e democratizzazione.
Un entusiasmo che, come sottolinea anche nel libro, si è trasformato nel tempo. L’idea di una “tech democracy”, capace di abbattere muri e costruire ponti, ha lasciato spazio a una realtà più complessa, in cui la rete può diventare veicolo di disinformazione e polarizzazione.

Il ruolo degli algoritmi
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il funzionamento dei social network e dei loro algoritmi. «Non è un caso se vediamo più contenuti che generano rabbia o paura: sono le emozioni che tengono più a lungo le persone online» ha spiegato Luna.
Un meccanismo che ha conseguenze concrete: dalla diffusione delle fake news alla percezione distorta della realtà. «Viviamo in uno dei momenti più sicuri della storia, lo dicono i numeri, ma abbiamo più paura», ha osservato, citando dati che mostrano come la percezione dell’insicurezza sia spesso amplificata dai contenuti online.
Giovani, social e cambiamento culturale
Ampio spazio è stato dedicato anche all’impatto dei social sulle nuove generazioni. Luna ha evidenziato come, in pochi anni, sia cambiato l’immaginario dei ragazzi: «A un certo punto abbiamo pensato che Internet avrebbe creato una generazione di innovatori. Invece molti vogliono diventare influencer».
Un cambiamento legato anche alla progettazione delle piattaforme, pensate per catturare l’attenzione. «Non è un difetto: è così che sono state costruite», ha sottolineato, facendo riferimento a sistemi che incentivano l’uso continuo e creano dinamiche di dipendenza.

Intelligenza artificiale: impariamo ad usarla nel modo giusto
Nel suo intervento Luna ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale, invitando a superare letture semplicistiche. «L’intelligenza artificiale non è il male assoluto – ha spiegato – può essere uno strumento straordinario se usato nel modo giusto». Il nodo, secondo il giornalista, è soprattutto educativo: vietarla non basta, mentre diventa fondamentale insegnare come utilizzarla. Può aiutare a comprendere meglio ciò che si studia, a rielaborare contenuti e a sviluppare pensiero critico, ma «se la usiamo per farci fare i compiti senza capire, è come fare sport guardando qualcuno che si allena: non serve a nulla».
Quale futuro per il web
Nonostante le criticità, il messaggio finale non è pessimista. Nel suo libro e nell’incontro Luna invita a non considerare il futuro già compromesso. Esistono ancora spazi per ripensare il rapporto con la tecnologia, a partire da un uso più consapevole e da regole più chiare per le piattaforme. «Non è troppo tardi per cambiare le cose», è la conclusione di Riccardo Luna. Molto dipendenrà proprio dalle nuove generazioni, da quei ragazzi che questa mattina hanno avuto l’occasione di riflettere sugli strumenti per leggere il presente e interrogarsi sul futuro digitale, in un contesto – come quello universitario – sempre più chiamato a formare cittadini consapevoli.
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