Matrimonio “combinato“ in Albania, maltrattamenti in Italia, il racconto in aula a Varese

Tre incontri col futuro marito in una settimana, poi il matrimonio. Ma all'arrivo a Tradate la donna ha raccontato di aver subito frequenti maltrattamenti anche di fronte al figlio minore

Generico 09 Mar 2026

Il paravento messo in aula per nascondere la persona offesa alla vista dell’imputato: lei da una parte, vicino ai tre giudici del Collegio, lui dall’altra, di fianco al suo difensore, avvocato Fabrizio Piarulli.

Così in aula a Varese una nuova udienza del processo per maltrattamenti in ambito familiare che vede imputato un uomo accusato di condotte vessatorie nei confronti della moglie. In aula ha reso dichiarazioni la parte offesa, sentita come “testimone assistita“ perché indagata in procedimento connesso, seguita in aula dal proprio legale.

La donna ha ripercorso la nascita della relazione, iniziata nel 2014 in Albania. «Ci siamo conosciuti lì: lui era venuto per vedermi e chiedere la mia mano. Lui era stato spinto a sposarmi.  L’ho incontrato solo tre volte nell’arco di una settimana e pochi mesi dopo ci siamo sposati», ha riferito. Dopo le nozze, il trasferimento a Tradate.

Secondo quanto dichiarato in aula, sin dall’inizio della convivenza sarebbero emersi atteggiamenti aggressivi. «Si rivolgeva a me con parole pesanti, come ‘idiota’ e altre offese. Questo anche perché, a suo dire, era stato spinto a sposarmi», ha raccontato. Nel 2016 la nascita del figlio, ma – sempre secondo la testimonianza – il clima familiare non sarebbe migliorato: «C’erano spinte e parolacce».

La donna ha riferito di essersi rivolta a un centro antiviolenza di Varese e di aver ricevuto consigli anche dall’ambiente scolastico frequentato dal figlio: «Urlava sempre. Anche la maestra mi aveva suggerito di andarmene».

Particolarmente gravi gli episodi collocati nel 2021, anno in cui la donna ha deciso di lasciare l’abitazione familiare. «Me lo aveva consigliato il mio avvocato, che collaborava con EOS», ha spiegato. Tra i comportamenti denunciati, anche presunti atti di controllo: «Mi fotografava mentre ero seduta, per far vedere ai miei familiari che non facevo nulla».

La testimone ha inoltre descritto episodi di violenza fisica: «Una volta mi ha afferrato per le mani e mi ha spinto, anche davanti a nostro figlio. In un’altra occasione mi ha preso per la gola: era marzo 2021 e sono andata al pronto soccorso».

La donna ha dichiarato di aver vissuto anche una condizione di costante timore: «Mi sono sentita minacciata. Ogni volta che uscivo di casa avevo la sensazione di essere seguita, sia quando andavo al centro antiviolenza sia durante i colloqui di lavoro».

Dal 2022, ha concluso, vive in Piemonte insieme al figlio e al fratello.

Il procedimento proseguirà nelle prossime udienze.

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Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 18 Marzo 2026
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