Cosa sarà Varese

Fontana e Galimberti: Varese e il suo futuro nelle parole dei due sindaci

Il presidente della Regione e il sindaco in carica hanno chiuso la serata del 9 giugno con visioni che si sovrappongono su un punto fondamentale: Varese non può diventare un dormitorio di Milano. Su tutto il resto, le sfumature non mancano

Cosa sarà Varese

Attilio Fontana ha governato Varese dal 2011 al 2016, prima di diventare l’attuale presidente della Regione Lombardia. Davide Galimberti è sindaco dal 2016 e guida oggi una città che, dopo anni di calo, ha ricominciato a crescere in abitanti. Martedì sera al Salone Estense si sono ritrovati a chiudere insieme una serata dedicata al futuro della città, organizzata da Varesenews.

Non era un confronto politico. Era qualcosa di più raro: due amministratori di schieramenti opposti che ragionano ad alta voce sullo stesso problema.

“Se diventiamo un dormitorio è finita”

Il punto su cui i due sindaci di Varese convergono è netto. Fontana lo ha detto senza giri di parole: «I collegamenti non devono servire per andare a lavorare a Milano e venire a dormire a Varese. Quella è la morte della città. Se diventiamo un dormitorio è finita: tanto vale creare un quartiere vicino a Milano e trasferirci là». Galimberti ha usato parole diverse ma lo stesso concetto: «Un territorio dinamico ha bisogno di mobilità veloce, certo, ma la mobilità è un mezzo, non un fine».

Mobilità si, ma non per svilire la città: su questo i due sindaci sono allineati. La divergenza emerge quando si tratta di indicare la strada.

La città della conoscenza, secondo Fontana

Fontana punta su un’idea precisa: fare di Varese una città della conoscenza. «Università, centri di formazione ad alto livello, scuole professionali: questi sono gli elementi che possono renderla un polo attrattivo».

Il presidente della regione prende poi le distanze dalla lettura nel libro di Alberto Coen Porisini che nel libro sostiene che Varese è già una città universitaria — con una distinzione che considera sostanziale: «Varese non è una città universitaria: è una città che ha una università. Una città universitaria è quella che ruota intorno all’università come uno dei suoi poli fondamentali. Il concetto è completamente diverso».

L’obiettivo, per Fontana, è creare le condizioni perché i giovani varesini vadano nel mondo, si facciano le loro esperienze, e poi tornino. «Se no abbiamo un po’ fallito». E ha aggiunto un appello alla politica che suona anche come autocritica: «Su certe scelte che riguardano il bene comune non bisogna speculare per strappare qualche consenso alla controparte. Il bene comune è qualcosa che dobbiamo rimettere nell’agenda di chi si occupa della cosa pubblica».

I servizi come leva, secondo Galimberti

Galimberti ha inquadrato la serata dentro una fase concreta: la città è alla vigilia dell’adozione del nuovo strumento urbanistico, e molti dei temi emersi nella serata sono già dentro quel documento. La sua lettura del futuro è più territoriale che municipale: «Quando parlo di Varese guardo confini ben più ampi. Dal confine svizzero all’area metropolitana, in termini di formazione, questo è uno dei distretti più qualificati d’Europa».

Il tema su cui ha insistito di più è quello dei servizi come leva competitiva: «Un territorio che garantisce servizi dalla sanità alla formazione alle RSA, cosa che altri territori non possono fare, è quello che in prospettiva vincerà».

Ha ricordato che negli ultimi due anni Varese ha visto crescere il numero di abitanti per la prima volta da molto tempo, e ha chiuso con un’immagine volutamente provocatoria: il vertiporto. «Un punto di utilizzo di quell’aggeggio volante che prima o poi ci porterà in giro per 20-30 km: prevedere questa possibilità in una città competitiva come questa è guardare lontano».

Fontana e Galimberti: cosa li unisce

Al di là delle differenze, c’è un filo però che ha attraversato entrambi gli interventi. Fontana lo ha chiamato «bene comune», Galimberti «Alleanza tra tutti i soggetti del territorio». Il senso è lo stesso: alcune scelte fatte per il bene della città di Varese non possono essere terreno di scontro politico.

«Su certe scelte che riguardano il bene comune non bisogna speculare per strappare qualche consenso alla controparte – Ha detto Fontana – Il bene comune è qualcosa che dobbiamo rimettere nell’agenda di chi si occupa della cosa pubblica».

«Gli accordi di programma sul teatro, sull’università, su tutte le cose in corso – ha precisato Galimberti – sono frutto di una discussione con idee diverse ma con una cosa sola a cuore: la crescita del territorio e il benessere delle persone che ci vivono».

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Pubblicato il 10 Giugno 2026
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