In Svizzera in vantaggio il fronte del No alla proposta di limitare il numero di abitanti a 10 milioni
La proposta è avanzata dall'Udc e avversata da istituzioni, sinistra, parte della destra. Potrebbe mettere a rischio anche la libera circolazione con i cittadini della Unione Europea
Le prime proiezioni indicano che gli svizzeri tendono a respingere il referendum “No a una Svizzera da 10 milioni!”, che propone un limite massimo di 10 milioni
alla popolazione.
Lo scrivono la Tribune de Geneve e la Rsi, la radio televisione svizzera.
L’obiettivo dei promotori sarebbe contenere l’immigrazione e rallentare la crescita della popolazione, che oggi supera i 9,1 milioni di abitanti. Il voto metterebbe in discussione l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Ue e Svizzera entrato in vigore nel 2002, momento a partire dal quale la popolazione è cresciuta del 23%
Negli ultimi vent’anni la popolazione svizzera è infatti molto aumentata da 7,3 milioni di abitanti nel 2002 ai 9,1 milioni attuali. In gran parte è stato dovuto a un aumento dei residenti stranieri, che nel 2025 erano poco più di un quarto del totale. Molti di loro provengono da paesi dell’Unione Europea e sono persone con elevate qualifiche professionali, attratte da lavori retribuiti meglio che altrove. Secondo la destra dell’Unione Democratica di Centro e gli altri sostenitori dell’iniziativa, la presenza così consistente di persone straniere provocherebbe uno svantaggio per gli svizzeri di passaporto, perché farebbe aumentare i prezzi delle case, metterebbe sotto pressione i servizi pubblici e renderebbe più difficile per loro trovare lavoro.
La proposta referendaria dell’Udc prevede che se la popolazione dovesse superare i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, il governo dovrebbe intervenire per irrigidire i criteri di accoglienza per i richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari. Se anche così la popolazione dovesse superare la soglia dei 10 milioni, il governo dovrebbe prendere ulteriori provvedimenti fino a ritirarsi – appunto – dagli accordi di libero movimento con l’Unione Europea: sarebbe una decisione con conseguenze molto rilevanti, che colpirebbe anche il fenomeno dei lavoratori provenienti da Stati contermini, vale a dire soprattutto Italia, Germania e Francia.
L’esito era molto incerto prima del voto, dato che il fronte del “no” era dato in vantaggio con appena il 52% nell’ultimo sondaggio pubblicato prima del voto. Le prime proiezioni indicherebbero appunto in vantaggio il “No”, sostenuto dalla sinistra, da parte della destra e anche – sul piano istituzionale – dal Consiglio Federale, dal Parlamento e dai Cantoni.
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