Profughi: ne arrivano altri 1000, a Varese 80
"i criteri di assegnazione non si cambiano". Il sindaco Attilio Fontana ha partecipato alla riunione della cabina di regia sull'emergenza, insieme al presidente Formigoni, il prefetto di Milano e il rappresentante delle province
«Entro fine agosto, altri mille profughi provenienti dall’Africa arriveranno in Lombardia; di questi il 10% sarà ospitato nella provincia di Varese». Lo spiega il sindaco di Varese Attilio Fontana. Sono i numeri emersi oggi durante la riunione della «cabina di regia dell’emergenza profughi», tenutasi a Milano, alla quale hanno partecipato il presidente regionale Roberto Formigoni, il prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, il rappresentante dei comuni Anci Attilio Fontana (sindaco di Varese), il rappresentante delle province Leonardo Carioni (presidente della provincia di Como).
I profughi attualmente ospitati nel Varesotto sono 174: nel capoluogo sono divisi principalmente in due gruppi, all’Hotel Plaza di via Caracciolo nel quartiere di Masnago, e al centro Gulliver di Cascina Tagliata, altri sono a Casbeno. «Non hanno nulla da fare – ripetono i volontari che cercano di organizzare il loro tempo libero – e per questo cerchiamo di istituire tornei di calcio, gite in montagna, o incontri di scambio culturale».
Il problema si presenta in tutta la Lombardia. A Bergamo e Brescia gli enti locali hanno protestato perché i profughi sono in località turistiche di montagna dove a loro parere sarebbero troppi rispetto alle disponibilità. Il presidente della provincia di Brescia, Daniele Molgora ha scritto a Formigoni : «Contestiamo il fatto che, nella loro distribuzione sul territorio, non si sia tenuto conto del 16% di stranieri già presenti nella nostra zona da aggiungere a quelli clandestini che rendono Brescia il terzo paese in Italia per il numero di stranieri e primo nel rapporto con gli italiani».
Fino a questo momento, i profughi sono stati distribuiti sulla base della popolazione residente, sia nelle regioni, che nelle province. L’orientamento della cabina di regia lombarda non cambia, come spiega il sindaco di Varese. «Brescia e Bergamo sono un po’ dissidenti rispetto all’orientamento complessivo – sottolinea Fontana – tuttavia ricordo che saranno i singoli tavoli provinciali a stabilire se sia meglio concentrarli in poche strutture o distribuirli nel territorio. Devo però dire che c’è in generale un grande accordo su come gestire l’emergenza e le cose mi sembrano andare bene».
A Varese, comune e provincia non si sono mai lamentati e sono stati davvero molto collaborativi, di concerto con la prefettura. C’è anche un motivo politico evidente: il ministro dell’interno che ha diretto l’intera operazione dal Viminale è il leghista varesino Roberto Maroni, a cui sono politicamente legati sia il sindaco che il presidente della provincia.
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