Con Fernanda Pivano abbiamo scoperto il mondo
Il ricordo di Cesare Chiericati. Negli '70 la libreria Campoquattro e un manipolo di giovani cattolici organizzarono un incontro con l'intellettuale che portò in Italia la beat generation
Fernanda Pivano fece una non fugace apparizione varesina ben prima del premio Chiara e di qualche altro successivo passaggio volante in città. A metà degli anni ’70 dedicò infatti alla Città Giardino un’intera serata promossa dalla libreria Campoquattro che per alcuni anni ha vissuto, con successo, negli spazi di via Albuzzi oggi occupati da un elegante negozio di abbigliamento. Il seminterrato della libreria, con splendidi soffitti a botte, era colmo di persone fino all’inverosomile: vi era un consistente manipolo di varesini che la conoscevano per le sue straordinarie doti di mediatrice culturale tra gli Stati Uniti e l’Italia, persone che le erano particolarmente grate per aver tradotto e contribuito a diffondere nel Bel Paese scrittori come Hemingway, Scott Fitzgerald, Melville e poi quelli della Beat Generation. Quella sera vi era anche un gran numero di giovani curiosi di incontrare una donna insolita e controcorrente nel panorama nazionale. Nell’ora dell’addio troppi sembrano infatti scordare che l’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale era una provincia culturale che due decenni di fascismo avevano reso estranea a quanto stava maturando nel mondo. Questo fu il grande merito storico di Fernanda Pivano peraltro condiviso con molti altri intellettuali del primo dopoguerra, in primis Cesare Pavese suo insegnante al Liceo D’Azeglio di Torino.
Nella Varese dei Settanta che patì come e più di altre città l’esplosione terroristica, ci furono anche iniziative di quello spessore culturale promosse da un gruppo di giovani-adulti di area cattolica come Carlo Ballerio, Pierfrancesco Gianpaolo, Costante Portatadino, Nuccio Madera, Luciano Di Pietro, Rossana Chiodi e il sottoscritto.
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