Bruno Tinti: La classe politica sta sfasciando il processo penale

L'aggiunto Procuratore della Repubblica di Torino parla al De Filippi invitato dal meetup di Beppe Grillo

Bruno Tinti è aggiunto Procuratore della Repubblica di Torino. A settembre dello scorso anno ha scritto "Toghe rotte", un libro di cui nei corridoi dei tribunali e nei palazzi della politica preferiscono non parlare. Un libro che senza retorica e senza peli sulla lingua spiega perché questa nostra giustizia in Italia non funziona. Invitato dal Meetup varesino degli ormai famosi "grillini", il dottor Tinti ha presentato il suo libro al collegio De Filippo di Varese, e dalla sua veduta privilegiata di "addetto ai lavori" ha parlato per oltre tre ore di questa nostra (mala)giustizia, incalzato da un pubblico che numeroso è accorso a sentirlo. Una giustizia che a volte sembra complicata, a volte incomprensibile e a volte un po’ noiosa ma in nessun caso bisogna considerare campo di competenza per soli tecnici. La vigilanza democratica sull’operato dei giudici è un ingrediente fondamentale perché venga svolto un "giusto processo".

Appena iniziato l’incontro Tinti mette subito in chiaro un concetto fondamentale: "quando Berlusconi dice che la magistratura italiana è un’anomalia rispetto agli altri paesi democratici, ha perfettamente ragione". Un inizio inconsueto per chi lo segue da tempo, ma l’autore chiarisce subito la sua affermazione "La magistratura italiana, rispetto alle magistrature degli altri paesi – che vengono nominate dalle forze politiche o dai governi, e quindi in qualche modo insabbiano i processi scomodi – gode di un’indipendenza che le permette di agire indisturbata, ecco perché da noi si fanno più spesso i processi ai potenti". Anche la nostra magistratura , secondo Tinti è stata molto pigra fino agli anni ’90, poi è successo qualcosa di inaspettato: "la nostra classe politica credendo di limitare ancora di più il potere dei giudici, ha riformato il codice di procedura penale, e senza accorgersene si è tirata la zappa sopra i piedi". La riforma del codice di proceduta penale del 1989 ha concesso infatti una libertà di azione amplissima ai Pubblici Ministeri nella fase di indagine. "Ecco allora – prosegue il procuratore – che i PM di Milano hanno avuto la possibilità di scoperchiare un pentolone che fino ad allora era rimasto un tabù: il mondo sotterraneo che legava a doppio filo i politici agli imprenditori, sopra il tavolo la concessione degli appalti, sotto le tangenti".

Adesso, secondo Tinti, stiamo attraversando una terza fase, che è quella in cui la classe politica ha deciso che uno scandalo come Tangentopoli non dovrà accadere mai più. Ecco allora che vengono cucite delle pezze alla legislazione: "ne abbiamo avuto un esempio col governo Berlusconi che ha approvato la legge sulle rogatorie, quella sul falso in bilancio, quella sull’impunità, quella sui termini di prescrizione, quella che impedisce al PM di ricorrere in appello, quella che riformava la giustizia. Ma ne abbiamo avuto un esempio anche col governo Prodi che non ha cancellato neanche una di queste leggi vergogna e anzi ha approvato una riforma della giustizia che lasciava praticamente immutata quella proposta dal precedente governo". Insomma secondo l’autore di Toghe rotte la nostra giustizia non funziona perché la classe politica non vuole e non si può permettere una giustizia che funzioni, sarebbe per lei una catastrofe epocale.

Tinti fa anche un esempio concreto di come i legislatori producano leggi che non funzionano: "guardate – ci dice – io sono l’autore dell’attuale legge che punisce i reati tributari, bene, io vi posso garantire che quella legge fa schifo! Ma non perché io l’abbia scritta male, bensì perché una volta entrata in parlamento è stata stravolta dalle manine solerti dei parlamentari che dovendo garantire l’impunità alle lobbies a cui facevano riferimento la hanno resa inefficace" Ecco un altro concetto fondamentale, le impunità che vengono concesse in parlamento ai gruppi di pressione hanno finito per sfasciare il processo penale del nostro paese, e una giustizia che non funziona no ha il solo difetto di favorire i furbetti che non la vogliono rispettare, ma anche quello di penalizzare i tanti cittadini onesti che sempre più spesso si sentono degli sciocchi a continuare a rispettarla.

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Pubblicato il 01 Marzo 2008
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