«Troppo successo, troppo in fretta», Daniela Giombini racconta i Nirvana a Travedona Monate
La booking agent e tour manager che per la prima volta portò in Italia la band di Kurt Cobain nel 1989 e poi nel 1991, ha presentato al cinema Santamanzio il documentario che racconta quei momenti indimenticabili
Un tuffo nell’Italia “undeground” di fine anni ’80 e inizio ’90. 63 minuti alla scoperta di un mondo fatto di musica, passione, eccessi e fragilità. Rome as you are è il documentario scritto da Daniela Giombini e Dario Calfapietra, che racconta il primo tour dei Nirvana in Italia del 1989 e la loro seconda visita nel 1991, quando ormai erano diventati un fenomeno mondiale. Booking agent e tour manager che entrambe le volte portò la band di Kurt Cobain in Italia, Giombini è stata al cinema Santamanzio di Travedona Monate sabato 24 maggio per presentare il film: una testimonianza della parabola breve e affascinante dei Nirvana, uno spaccato della scena indipendente romana di quegli anni, ma anche la storia di una donna che si è fatta strada in un mondo spesso controllato dagli uomini.
I primi tour dei Nirvana in Italia
È il 1989, il muro di Berlino è crollato appena due settimane prima, e l’Europa è attraversata dal vento del cambiamento. I Nirvana sono reduci di un tour estenuante per il continente insieme a Tad Doyle (tutti a bordo di un minuscolo furgone per settimane) quando arrivano in Italia per la prima volta e si esibiscono al Bloom di Mezzago. «Un concerto spontaneo e genuino – lo ricorderà chi c’era quel giorno -. Il pubblico era poco ma attento».
Pochi giorni dopo, il gruppo di Kurt è a Roma, al Piper Club. Sul palco del locale va in scena la loro musica, ma anche il loro lato più caotico e imprevedibile. Le vittime: il microfono e la chitarra di Kurt.
Dopo l’esperimento del 1989, Daniela Giombini invita i Nirvana in Italia una seconda volta. È il 1991, è uscito Nevermind, l’album che li lancia nell’Olimpo della musica. Tutto è cambiato, tranne la loro disponibilità e gentilezza nei confronti di Daniela… e le dimensioni dei locali. I piccoli club per gruppi emergenti non sono per nulla preparati ad accogliere l’invasione di fan arrivati da tutta Italia. «Al teatro Castello di Roma – raccontano – ci saranno state due migliaia di persone in strada, che picchiavano sulle porte antipanico per entrare».
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I Nirvana si innamorarono di Roma. «Non saremmo mai riusciti a tirare fuori la rabbia che c’è nelle nostre canzoni – raccontarono – se avessimo mangiato sempre così bene». Ma il fascino della Città eterna non impedì alle fragilità che Kurt Cobain portava dentro di sé di tornare a galla. «Kurt era una persona buona, sensibile e timida – racconta Giombini -. Ha avuto un successo enorme in pochissimo tempo, ed è stato difficile gestirlo. Forse se non fosse diventato famoso, oggi sarebbe ancora qui».

Un lavoro dal rischio altissimo
Rome as you are, però, è anche la storia di Daniela Giombini: una donna che decise di inseguire la sua passione per la musica e che già da giovanissima intraprese una professione spesso associata solo agli uomini in un settore in cui il rischio era altissimo. «Facevamo tutto da soli e non c’erano garanzie – spiega -. Un giorno potevi fare un mucchio di soldi e il giorno dopo perderli tutti».
Rome as you are è una finestra affacciata su un mondo che non c’è più, ma che influenza ancora la vita di tante persone. I Nirvana non sono mai stati tanto famosi come oggi e le loro canzoni (sempre attuali) continuano a emozionare anche le nuove generazioni e avvicinano nuovi talenti alla musica.

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