Gatta ferita si infila nelle tubature, si scava a Sant’Eustorgio
Pompieri e addetti della metropolitana scavano e impiegano una sonda per rintracciare l'animale. Alla fine i volontari la trovano morta
Dopo il gatto salvato in basilica a Busto Arsizio, è il turno di Milano: Sant’Eustorgio a soqquadro, con pompieri e mezzi del servizio idrico della metropolitana milanese alla ricarca di una gatta ferita infilatasi sottoterra, in una tubatura che scorre giusto accanto all’ossario dove riposano (si fa per dire) i resti delle vittime della grande peste del 1630. Accade anche questo nel bel mezzo della frenesia di una metropoli che non conosce soste. È finita male putrtroppo; nel pomeriggio di mercoledì la bestiola è stata trovata morta.
Nella giornata di giovedì scorso la prima segnalazione sulla micia, una randagia che, ferita forse da un’auto di passaggio, trascinandosi si era andata ad infilare in un anfratto vicino agli archetti alla base dell’antica basilica. Dopo un primo intervento dell’Enpa, andato a vuoto, e consistente nel collocare la classica gabbia-trappola, si è attivata la polizia ecozoofila, muovendo "mari e monti", come riferisce Barbara Selva, volontaria del servizio. Dopo i primi scavi compiuti dai pompieri, una sonda per tubature cortesemente messa in opera per la bisogna dalla metropolitana milanese ha permesso ieri di rintracciare la bestiola, rintanata in una tubatura non più lraga di una ventina di centimetri, e che non pareva dar segni di vita. Si attendeva l’ok per proseguire lo scavo, potenzialmente dannoso per il patrimonio storico-archeologico, ed estrarre l’animale, ma gli esponenti locali della Chiesa hanno dapprima negato il benestare, e con la soprintendenza alle belle arti ancora non è stato possibile accordarsi.
«È possibile che ormai la gatta sia morta, speriamo almeno che questa vicenda sera a riportare l’attenzione anche sullo stato della colonia di gatti che vive in cima alla basilica; da lì veniva l’animale finito nelle tubature» concludeva Selva. Poi nel pomeriggio, i volontari hanno potuto proseguire i lavori grazie ad lacuni studenti di archeologia che li hanno aiutati a raggiungere il pluviale di ceramica alla profondità di un metro, recuperando la povera micia già morta. "Ancora una volta viene confermata la necessità di operare in piena autonomia in quanto politica e burocrazia hanno limiti insuperabili in fase di emergenza e solo con educazione e buon senso si superano gli ostacoli" commenterà in serata la polizia ecozoofila.
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