“Le Firme” vent’anni dopo. A Materia la rimpatriata del multiforme ingegno
A Castronno nello spazio libero di Materia una serata di immagini e parole per i 20 anni del volume fotografico di Andrea Piacquadio (Nem Edizioni): ritratti, testimonianze e il “furore creativo” di un territorio. Con Dino Azzalin, Filippo Brusa, Grazia Tomasotti e molti altri ospiti
A Materia, a Castronno, “atterrano la domanda e l’offerta di futuro”. È l’immagine scelta per aprire la serata “Le Firme” vent’anni dopo, incontro pensato per celebrare il ventesimo anniversario della prima edizione di “Le Firme. Varese e l’Altrove: il multiforme ingegno” (Nem Edizioni), il volume fotografico di Andrea Piacquadio, oggi fotografo di fama internazionale.
Un libro che raccoglie ritratti e testimonianze di oltre cento protagonisti della scena culturale varesina e oltre, e che torna al centro in una serata di parole, ricordi, letture e confronti. La cornice non è neutra. Materia è stata raccontata come un luogo “contaminato” che unisce attività diverse. C’è anche una biblioteca costruita con libri recuperati dal macero, classificati e disponibili per ricerche, con un bibliotecario a disposizione.
Il benvenuto ha avuto anche un tono natalizio. Un “calendario dell’Avvento” da aprire insieme e un piccolo dono all’uscita, prima di affidare la conduzione al giornalista Filippo Brusa, che ha chiamato la serata una “rimpatriata”. Un ritorno alla “patria” comune di un’esperienza culturale condivisa.
Da qui l’omaggio ad Andrea Piacquadio, nato a Busto Arsizio, cresciuto tra Gallarate e Varese, e riconosciuto come autore capace di portare lontano uno sguardo nato in provincia. Accanto a lui, sul palco, l’editore e poeta Dino Azzalin e Grazia Tomasotti, che seguì la produzione e l’editing del progetto. È stata ricostruita la genesi del libro: l’esigenza di “fissare” una stagione creativa del territorio, la scelta di affiancare ai ritratti anche opere e contributi degli artisti, l’impegno organizzativo (telefonate, materiali, adesioni) e l’eco di incontri con figure note.
Azzalin ha ricordato anche la frase posta in esergo e poi ripresa nel dibattito: l’idea che alla società “sia più utile un artista che un idraulico”, con la dedica ironica “anche agli idraulici”, e la controbattuta emersa sul palco: «meglio un ottimo idraulico che un pessimo artista».
La serata è stata attraversata dalle voci di poeti e artisti, con letture e interventi che hanno toccato la formazione, la scuola, l’autodidattica, il lavoro culturale. Si è parlato anche di fotografia oggi: dalla postproduzione alla verità dell’immagine, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale. Piacquadio ha spiegato la distanza tra il suo lavoro e il fotogiornalismo. Non un racconto della realtà, ma una costruzione “pittorica”, fatta anche di composizioni e montaggi.
Nel confronto, sono emerse posizioni diverse. Chi rivendica l’onestà documentaria e chi difende la libertà dell’invenzione visiva. Il finale ha tenuto insieme memoria e promessa, l’annuncio di un seguito, un “vent’anni dopo” che guarda avanti, e un gesto simbolico. A Piacquadio è stata messa in mano una macchina fotografica “presa in prestito” per scattare una foto collettiva. Un’immagine come sigillo della serata e primo atto di un nuovo capitolo. Poi i saluti, gli auguri, i ringraziamenti, e l’idea che il “multiforme ingegno” possa tornare a riconoscersi, ancora, in una stessa stanza.
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