Manuela Lozza: “Varese oggi è un’altra città. E non tornerà indietro”

La segretaria dem respinge l’idea che contino solo “le buche”: “I cittadini guardano al Comune anche per sentirsi protetti”. E sul futuro: “Una sindaca sarebbe bellissimo, ma conta scegliere la persona migliore per Varese”

Generico 05 Jan 2026

«La politica ha mangiato tutto il mio tempo libero, ma io la vivo ancora con passione». Manuela Lozza, segretaria del Partito Democratico dall’autunno 2023, mamma di due teenager, “Liotti” e “Mimmi”,  vive Varese con la stessa energia con cui si raccontava in un curriculum di qualche tempo fa.

“Sono una cronista appassionata, con esperienza sui social media, nell’editoria on-line, in radio, giornali e tv. Ho pubblicato un romanzo surreale, due gialli e un saggio ironico su musica rock e genitorialità. Sono mossa sempre da curiosità insaziabile”.

Cosa è rimasto oggi di quella definizione? È ancora tutto vero o oggi cambierebbe qualcosa?

«È rimasto tutto vero tranne l’attività in cronaca. Da anni lavoro per una rivista che si occupa di lusso, management e mercato dell’arte, che è una mia grande passione. La scrittura invece è ferma: la politica ha mangiato qualunque spazio libero della mia vita».

Quando ha iniziato a occuparsi in modo continuativo di politica e di Varese?
«Da ragazza ero iscritta al partito, poi per anni sono rimasta un’elettrice attenta ma non attiva. Ho ricominciato davvero con i consigli di quartiere, intorno al 2017. È stata un’esperienza tosta e molto arricchente. Sapevo qualcosa di politica, ma nulla di amministrazione. È stata una palestra fondamentale. Poi il Consiglio comunale, la campagna elettorale del 2021 e di nuovo il Consiglio».

Come vede oggi la città?
«La vedo in grandissimo cambiamento. Ho 47 anni: se penso alla Varese dei miei 25 o 30 anni mi sembra un’altra città, quasi arcaica. Oggi è più moderna, più viva, attrattiva anche per i turisti. Preferirei essere ventenne nella Varese di oggi piuttosto che in quella in cui sono cresciuta io».

Eppure sui social il racconto è molto più critico: città insicura, in declino…
«C’è molta polemica politica e molta “leonizzazione da tastiera”. Sulla sicurezza: non credo ci sia una reale emergenza, i dati lo dimostrano. Esiste però una percezione di insicurezza e non va sottovalutata. Le persone hanno diritto a sentirsi sicure. Su questi temi servono posizioni chiare. Sono molto critica sul DDL sicurezza: non aiuta davvero le forze dell’ordine a essere più efficienti. Serve fare tutto ciò che è possibile per far sentire le persone sicure, ma con strumenti seri».

Nella sua relazione congressuale insisteva molto sugli under 30. In una città da cui molti giovani se ne vanno, cosa si può fare?
«Nel partito abbiamo fatto una scelta chiara: la segreteria più giovane di Varese. Gli under 30 non sono il futuro, sono il presente. Li abbiamo messi in ruoli apicali. Rispetto all’amministrazione ci sono strumenti importanti: lo studentato in centro, che rende i giovani parte attiva della città. Il PGT, che può attrarre giovani famiglie. Varese può dire: lavorate a Milano, ma vivete qui. I costi sono più bassi, i servizi funzionano. E quando parlo di famiglie intendo anche single, coppie non tradizionali, amici».

Tre mesi fa con il Pd avete annunciato un tour nei quartieri. A che punto siete?
«Il calendario ha subito rallentamenti per diversi impegni, ma il tour è partito da San Fermo e continuerà con Valle Olona, Bosto, Bizzozero. Entro aprile. L’obiettivo è soprattutto ascoltare. Ma anche raccontare cosa è stato fatto. A San Fermo abbiamo incontrato persone che non sapevano del nuovo polo scolastico o sportivo. Raccontare e ascoltare devono andare insieme».

Si parla già molto delle elezioni comunali del 2027. Come le vive?
«È una fissa per me ed è una sfida vera. Dopo due mandati con lo stesso sindaco non è scontato nulla. Stiamo verificando una cosa molto positiva: la coalizione è in salute. Lo si è visto con il bilancio, una prova difficilissima superata con compattezza. Ho incontrato quasi tutti e ho trovato serenità e voglia di ripartire».

Primarie sì o no per il candidato sindaco?
«Non sono contraria per principio. Ma solo se sono vere primarie: con due o tre nomi realmente spendibili, non operazioni di facciata o di posizionamento».

Che ruolo avrà il PD?
«Un ruolo di responsabilità. Abbiamo preso quasi il 27%: dobbiamo essere generosi, capaci di ascoltare tutti e ricordarci che in campagna elettorale tutti sono indispensabili».

Diritti, inclusione, partecipazione: non rischiano di passare in secondo piano rispetto ai problemi quotidiani?
«La penso al contrario. Il Comune è l’ente più vicino alle persone anche sui diritti: sapere che un genitore anziano è protetto, che una donna può rientrare al lavoro, che esistono servizi. I cittadini guardano a noi anche per questo».

Che tipo di campagna elettorale si aspetta?
«Battagliera, sì, ma sui temi. La destra punterà molto sulla sicurezza. Si discuterà non solo di ciò che si farà, ma soprattutto di ciò che è stato fatto in quasi dieci anni di governo».

Le piacerebbe una sindaca?
«Sarebbe bello vedere Varese governata da una donna. Ma prima di tutto deve essere la persona migliore. Se fosse una donna, una donna come me non potrebbe che esserne felice».

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Pubblicato il 11 Gennaio 2026
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