Il soccorso agli aironi “dispersi” nel Parco del Ticino a causa del cambiamento climatico
L’ultimo esemplare è stato recuperato a Gallarate, ma i casi sono numerosi: con l’aumento delle temperature i volatili si sono abituati a non migrare. Ma le gelate improvvise e per pochi giorni li mettono a rischio
L’ultimo esemplare – un airone guardabuoi – è stato recuperato a Gallarate. Ma in queste ultime settimane sono numerosi i ritrovamenti di aironi ridotti alla fame e in forte sofferenza, a causa delle improvvise gelate.
«È un effetto del cambiamento climatico» dice Costante Cavallaro, della Lipu di Gallarate. «Gli aironi con l’autunno un tempo migravano verso l’Africa, a ottobre. Con i cambiamenti climatici non migrano più, perché le temperature più alte consentono di trovare cibo e sopravvivere anche nella stagione fredda».
Il fenomeno viene osservato già da alcuni anni. La permanenza in Europa nel periodo invernale però non è priva di rischi, per i volatili: per quanto costituiscano ormai una eccezione, di tanto in tanto si presentano brevi periodi di abbassamento drastico delle temperature e gelate, con effetti prevedibili ma inattesi per gli esemplari rimasti in Italia. Così è accaduto nelle settimane scorse, con l’improvviso abbassamento di diversi gradi, con punte notturne fino a -5 gradi nella zona dell’alta pianura e ancora più in provincia di Pavia (all’8 gennaio sono stati registrati valori estremi tra -6°C e -9°C tra Lomellina e “bassa”). Dati ben lontani dalle vere ghiacciate del passato, che erano più persistenti e arrivavano già sul finire dell’autunno, ma un periodo di dieci giorni costituisce comunque una minaccia per i volatili.
E come impatta questo sugli aironi? «Con il gelo gli insetti si rifugiano sottoterra. E gli aironi rimangono senza cibo». Gli esemplari sono così debilitati che rimangono a terra e non sono in grado di fuggire se vengono avvicinati da esseri umani.
I ritrovamenti sono stati dunque numerosi: «Almeno una decina sono stati portati al Cras di Magenta», il centro recupero fauna selvatica della Lipu che si trova all’interno della “Fagiana”, una zona del Parco del Ticino con una specifica forma di tutela (Riserva Orientata). Sono stati rinvenuti nella valle ma anche in località più urbanizzate come Gallarate, Cardano al Campo o Samarate, dove sono stati due gli esemplari soccorsi.
«In caso di avvistamento si deve chiamare la Lipu locale o direttamente il Cras di Magenta» aggiunge ancora Cavallaro. «Nel frattempo si può alimentarli e cercare di riscaldarli, perché quando vengono trovati sono spesso in condizioni di ipotermia».
La specie rinvenuta a Gallarate – airone guardabuoi – racconta poi a sua volta il riscaldamento globale, più sul lungo periodo: diffuso in origine in Africa e sulle coste Mediterranee, in Italia è testimoniato dal 1985 in Sardegna, si è diffuso sulle aree litoranee più umide (come le sponde dei fiumi, le lagune, il Delta del Po) e al seguito anche di greggi e mandrie. «Con l’innalzamento delle temperature è arrivato poi anche nelle risaie novaresi e quindi nelle marcite», i prati irrigui che sono coperti da un velo costante d’acqua per aumentare il numero degli sfalci, che arrivano fino alle aree di fondovalle del Medio Novarese. «Dalla zona di Oleggio poi alcuni esemplari hanno passato il Ticino e sono arrivati nella nostra zona».
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