È semi infermo di mente l’uomo accusato di aver ucciso la moglie a Mesenzana
Per l’omicidio di Mesenzana perizia psichiatrica su Renato Bianchi. A giorni il deposito del referto autoptico. "Importante sarà valutare la capacità di stare in giudizio"
Uno stato di semi infermità mentale che potrebbe comportare valutazioni attenuative della pena che deriva dal fatto, vale a dire l’omicidio consumatosi a metà novembre a Melanzana dove accoltellata morì l’anziana Mariella Chiari colpita mortalmente dal marito Renato Bianchi.
L’uomo si trova attualmente in carcere, «dove è sottoposto a cure», spiega l’avvocato difensore Andrea Toppi che ha potuto leggere il referto stilato su richiesta della Procura che avrebbe in mano gli elementi essenziali per poter arrivare ad una chiusura delle indagini. Manca ancora, allo stato dei fatti, il deposito dell’esame autoptico.
Le escussioni dei testimoni sono state eseguite dalla polizia giudiziaria nei giorni successivi all’omicidio, dopo che quella sera una chiamata al 112 avvisava dell’avvenuto fatto di sangue e nella villa in centro a Mesenzana si precipitarono i carabinieri della Stazione di Luino, i colleghi della Compagnia e del reparto Operativo. Ora la perizia sulle facoltà mentali dell’uomo al momento dei fatti ne definirebbero una semi infermità.
L’accusa rimane sempre quella di omicidio volontario pluriaggravato dall’uso dell’arma e dal grado di parentela il cui giudice naturale è rappresentato dalla corte d’Assise. Sarà in quest’ottica, rammenta il difensore, anche importante stabilire quale sia la capacità dell’uomo di stare in giudizio, viste, al momento, le sue condizioni sul piano cognitivo, che potrebbero variare.
Sul piano procedurale il vizio parziale di mente, se l’imputato viene condannato ha diritto a uno sconto di pena, sebbene subentrino, in caso di colpevolezza, ragionamenti legati al bilanciamento con eventuali aggravanti riconosciute.
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