“Il silenzio non è consenso”, Varese scende in piazza contro la proposta di modifica alla legge sulla violenza sessuale

Appuntamento domenica 15 febbraio in piazza Monte Grappa a partire dalle 15. L’iniziativa vede l’adesione di EOS Centro Antiviolenza insieme ad associazioni, realtà del territorio e movimenti femministi

Il presidio di FemVa in piazza Carducci a Varese

Anche a Varese domenica 15 febbraio in piazza Monte Grappa si terrà una mobilitazione contro la proposta di modifica alla legge sulla violenza sessuale presentata dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno.

L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa dalla rete D.i.Re e vede l’adesione di EOS Centro Antiviolenza insieme ad associazioni, realtà del territorio e movimenti femministi.

Lo slogan scelto è chiaro: “Il silenzio non è consenso”. Il presidio sarà preceduto da un banchetto informativo dalle ore 10.00, mentre dalle 15.00 è previsto il presidio pubblico.

Da fine gennaio i Centri Antiviolenza e i movimenti femministi stanno protestando contro il disegno di legge presentato dalla presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, per la riforma dell’art. 609 bis c.p. in materia di violenza sessuale.

Il cambiamento riguarda un concetto chiave: il consenso all’atto sessuale. Oggi, infatti, per orientamento consolidato della Corte di Cassazione, si configura violenza sessuale in caso di assenza di consenso libero e consapevole della vittima, senza necessità che la stessa manifesti un dissenso esplicito o subisca violenza fisica o minacce evidenti.

L’emendamento dell’onorevole Bongiorno, invece, introduce il concetto di “volontà contraria all’atto sessuale”, chiedendo alla vittima di dimostrare di aver espresso chiaramente il proprio rifiuto. Non è una differenza linguistica: è un cambio di prospettiva. Parlare di consenso significa riconoscere la volontà libera. Parlare di volontà contraria, porta il dissenso al centro del reato, così offrendo agli avvocati difensori degli imputati strumenti per sottoporre le persone offese a interrogatori umilianti e invasivi, ponendo l’onere della prova sul loro comportamento piuttosto che sulla condotta dell’aggressore e riaprendo ancora una volta il dibattito sull’autodeterminazione dei corpi delle donne, sull’onere della prova nei processi penali e sul rischio di vittimizzazione secondaria.

Per questo come EOS Centro Antiviolenza si oppone a questa proposta. “Perché in ogni rapporto sessuale il consenso non è un dettaglio. È la base”, si legge in un comunicato.

Aderiscono all’iniziativa: Eos Centro Antiviolenza, Collettivo FemVa, Legambiente Varese, Cgil Varese, Spi Cgil Varese, Conferenza provinciale Donne Democratiche, Nazione Umana, Fuori la guerra dalla Storia, Arcigay Varese, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Uil Lombardia.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2026
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