Rondoni: “Francesco non solo il poverello di Assisi, ma il santo dell’essenziale”
Lo scrittore e poeta, presidente del Comitato per l'ottavo centenario dalla morte del santo, ha presentato a Varese il suo libro "La ferita, la letizia". E ha ricordato: il 4 ottobre tornerà festa nazionale
San Francesco il poverello d’Assisi, l’ecologista, il pacifista: questa è l’immagine comunemente tratteggiata di San Francesco. Ieri sera nelle sale di Villa Recalcati è stata raffigurata però una figura decisamente più completa. L’ha descritta Davide Rondoni, scrittore e poeta e Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario dalla morte di Francesco invitato a Varese dal Centro culturale Massimiliano Kolbe.
Stimolato dalle domande del presidente del Kolbe, Nicola Sabatini, Rondoni ha ripreso e sottolineato molti aspetti affrontati nel suo ultimo libro sul santo dal titolo già provocatorio ‘La ferita, la letizia’ edito da Fazi. «Tutta la vita è una ferita- ha esordito Rondoni – per cui per vivere lieti occorre fondare la vita su qualcosa che possa reggere anche di fronte ai fatti più dolorosi. E per Francesco è solo l’Altissimo, l’Onnipotente e il Buono. Solo questo può portare letizia vera».
Parlando di pace, Rondoni ha ribadito che il poverello di Assisi era certamente un uomo di pace, «Ma – ha aggiunto – la vera pace non è una tregua: è fondata sul perdono e può essere data solo dal Risorto».
La serata, svoltasi nella sala dell’Amministrazione provinciale di Varese, è stata arricchita dalla lettura di alcuni brani di Francesco contenuti nel libro. Pace, umiltà, misericordia, povertà: tutti temi approfonditi da Rondoni sempre più deciso nel cercare di tratteggiare la figura di Francesco come il Santo dell’essenziale. «La povertà – ha spiegato – in Francesco non è la miseria, come l’amore è diverso dal possesso. Se vogliamo imitare Francesco non dobbiamo pensare di dover vivere abbandonando tutto ciò che abbiamo, ma concepirci non come padroni di noi stessi. Siamo stati creati e la parola creatura implica che dipendiamo da Qualcuno che ci ha creato. Quindi la nostra vita è per se stessa un bene. Solo riscoprendo la parola “creatura” possiamo liberare i nostri giovani dall’ansia di prestazione».

Infine, rispondendo alle domande del pubblico, Rondoni si è soffermato sul rapporto con la Chiesa, che Francesco ha sempre difeso perché per lui era segno in terra dell’essenziale. Lui stesso fin dall’inizio ha sempre vissuto l’esperienza di chiesa come compagnia, fraternità con i suoi fratelli. Senza l’amicizia con i suoi frati, non sarebbe stata possibile l’esperienza di San Francesco.
Infine, è stato ricordato che il 4 ottobre – grazie alla proposta avanzata da Rondoni e approvata all’unanimità dal Parlamento – tornerà ad essere festa nazionale a tutti gli effetti. «Ho cercato di far capire al parlamento – ha concluso lo scrittore autodefinitosi “cattolico di rito romagnolo” – che è meglio avere un patrono in cielo piuttosto che un padrone qui sulla terra».
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