L’uomo che voleva diventare presidente da bambino: Mauro della Porta Raffo racconta Trump a Varese
Un pomeriggio di analisi, aneddoti e provocazioni alla Sala Montanari attorno al saggio “Donald Trump. Le origini, i trascorsi, l’oggi, il futuro” (Arca Edizioni)
C’è un’intervista di Oprah Winfrey del 1987 che dice tutto. Un giovane Donald Trump, già ricco e già famoso, ascolta la conduttrice che gli chiede cosa voglia fare nella vita. E lui risponde, con quella disinvoltura che diventerà il suo marchio: «Beh, potrei fare il presidente». Non un sogno, non un’ambizione confessata con pudore. Una possibilità enunciata con la stessa naturalezza con cui si annuncia un pranzo.
È da qui che ha scelto di partire Mauro della Porta Raffo, saggista e memorialista tra i più attenti osservatori della politica americana, giovedì 9 aprile alla Sala Montanari di via dei Bersaglieri a Varese, dove ha presentato il suo libro Donald Trump. Le origini, i trascorsi, l’oggi, il futuro (Arca Edizioni), evento organizzato da La Varese Nascosta e VareSempre con il patrocinio del Comune di Varese e dell’Associazione Nazionale Carabinieri. A moderare il pomeriggio Raimondo Fassa, che ha guidato il dibattito con domande precise e puntuali, affiancato dal sindaco di Varese Davide Galimberti, dal critico cinematografico Maurizio Cabona e dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli. Un incontro che, come ha detto Fassa in apertura, non era solo la presentazione di un libro: era «vivere assieme un pezzetto di storia».
Un personaggio costruito mattone dopo mattone
Della Porta Raffo conosce Trump da decenni, e la tesi centrale del suo libro è questa: niente in Trump è improvvisato. Ogni passo, ogni apparizione, ogni cambio di partito è stato parte di un progetto lucidissimo, coltivato con pazienza da quando era ragazzo.
I cameo nei film lo dimostrano. Trump è apparso in Mamma ho perso l’aereo, in una pellicola di Ron Howard del 1994 intitolata Cronisti d’assalto dove il protagonista annuncia «Donald Trump si è buttato dalla finestra» e l’altro risponde «È finito su una ragazza», battuta che nel ‘94 tutti capivano e persino in un film di Woody Allen del 2009, dove una madre indica la statua di cera di Trump alla figlia dicendole: «Avresti dovuto sposare una persona come lui». Piccole presenze, calibrate. La costruzione sistematica di un’icona riconoscibile.
Sul fronte politico, la strategia non è stata meno calcolata. Trump ha militato nei democratici, nei repubblicani, nel Reform Party di Ross Perot. Nel 2015, guardando il campo avversario, ha fatto la sua mossa: la nomination democratica era blindata da Hillary Clinton, impossibile soffiarla. In quello repubblicano c’erano invece sedici candidati che si contendevano i riflettori, quasi nessuno a suo agio davanti a una telecamera. Trump si è aggiunto come diciassettesimo, e ha vinto ogni confronto televisivo con la stessa facilità con cui si batte un dilettante.
Il maverick, il crank, l’ondivago
Come si classifica, allora, un personaggio simile? Della Porta Raffo usa tre parole. È un maverick: come il capo di bestiame non marchiato del West, è impossibile da identificare e da inquadrare ideologicamente. È un crank: una persona di intuizioni straordinarie, capace però di uscire improvvisamente dai binari e rovinare tutto, compreso se stesso. È infine un ondivago, e i cambi di partito ne sono la prova più evidente.
Ma c’è una quarta caratteristica, unica nella storia americana: Trump è l’unico tra i 45 individui che hanno occupato la Casa Bianca a non aver mai ricoperto né cariche pubbliche né incarichi militari di alto rango prima di essere eletto. «Tutti gli osservatori sono abituati a giudicare il presidente come uomo politico», ha detto della Porta Raffo a Fassa che gli chiedeva come inquadrarlo. «E continuano a chiedersi: ma che razza di uomo politico è? La risposta è semplice: non è un uomo politico».
I gioielli falsi di Roy Cohn
A restituire la misura umana del personaggio è un aneddoto che il libro racconta con precisione chirurgica. Roy Cohn, l’avvocato spregiudicato che fu il vero mentore di Trump, si ammala di AIDS. Trump smette di frequentarlo. Poi, in occasione di un compleanno, organizza una cena in suo onore a Mar-a-Lago e gli dona davanti a tutti una scatola Bulgari: dentro, gemelli e anelli in platino e diamanti. Commozione, lacrime. Cohn muore poco dopo. Il suo compagno porta i gioielli da un orafo: un’occhiata è sufficiente. Sono falsi. Bigiotteria della Donald Trump Signature Collection, la stessa che Trump distribuiva ai clienti come gadget promozionale. Prima di morire, Cohn aveva detto di lui: «Donald piscia acqua gelata». Raimondo Fassa, leggendo il passo ad alta voce, ha chiuso con una domanda retorica rivolta alla sala: «Gli comprereste un’auto usata?»
Il vascello imperfetto e il fattore religioso
C’è però un’America che in Trump vede qualcosa di completamente diverso. Sollecitato da Fassa sul peso della religione nella politica americana così diverso da quello europeo della Porta Raffo ha spiegato come ampie fasce di evangelici e cattolici conservatori lo considerino il «secondo vascello imperfetto» della storia, dopo Ciro II di Persia il re pagano che liberò gli ebrei dalla prigionia babilonese. Trump, pur peccatore, sarebbe lo strumento scelto dalla Provvidenza: la nomina di tre giudici conservatori alla Corte Suprema durante il primo mandato ha rafforzato questa lettura. Giudici giovani, destinati a restare in carica per decenni, capaci di orientare il diritto americano molto oltre la fine di qualsiasi presidenza.
«Noi europei viviamo in un mondo che non è più cristiano», ha osservato della Porta Raffo. «Da noi, se uno dice di essere cattolico praticante, qualcuno può pensare che sia superstizioso. Dobbiamo assolutamente fregarcene e andare avanti con le nostre idee».
Tradimento sì, ma con attenuanti storiche
Il pomeriggio si è aperto con una domanda scomoda posta da Fassa: Trump aveva promesso di non attaccare l’Iran. L’attacco c’è stato. Tradimento? «Decisamente sì», ha ammesso della Porta Raffo. Ma la storia offre precedenti: Hoover, eletto nel 1928 con un programma preciso, si trovò il crollo di Wall Street l’anno dopo. Bush figlio, che nel 2000 aveva posizioni quasi isolazioniste, fu travolto dall’11 settembre. Le circostanze cambiano i presidenti.
Quanto alla possibilità di rimuoverlo tramite il 25° emendamento ipotesi di cui molto si parla Fassa ha chiesto a della Porta Raffo di spiegarne il funzionamento, visto che i telegiornali, a suo avviso, «stanno vaneggiando» sull’argomento. La risposta è stata lapidaria: non succederà. La procedura è complessa, richiede l’iniziativa del vicepresidente e la maggioranza del gabinetto, poi una votazione congressuale con maggioranza qualificata. «Tutti quelli che stanno nel gabinetto sono yes man», ha concluso della Porta Raffo. «Non verrà rimosso».
La quarta rivoluzione americana
Nel libro, della Porta Raffo individua tre grandi rivoluzioni nella storia degli Stati Uniti: la guerra d’indipendenza, l’ascesa della borghesia con Andrew Jackson nel 1829, e l’elezione di Barack Obama nel 2008 che l’autore, contro le proprie previsioni, considerava prematura. Trump potrebbe essere la quarta. Una rivoluzione ancora in corso, di cui nessuno conosce ancora l’esito.
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