Il padre della vittima risponde al Gip di Varese: “Enzo è morto davanti ai miei occhi”
Gennaro Ambrosino ha parlato davanti al giudice nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto. Il figlio del sospettato di omicidio si avvale della facoltà di non rispondere
Davanti al giudice per le indagini preliminari di Varese Marcello Buffa che lo guardava attraverso lo schermo di un monitor da remoto l’uomo, 65 anni, rimasto ferito alla testa nella notte di sabato a Induno Olona per difendere suo figlio, ha risposto alle domande.
Gennaro Ambrosino, padre di Enzo, ha respinto le accuse ricostruendo una versione dei fatti radicalmente diversa rispetto a quanto emerso finora, cioè che i due ragazzi – Dimitri ed Enzo – si fossero incontrati già venerdì mattina e che fra i due vi fosse già stata una lite accesa (nella foto, i rilievi dei carabinieri in giorno dell’omicidio nell’appartamento dove vive il 65enne).
Secondo quanto riferito dal suo difensore, l’avvocato Paolo Bossi, al termine dell’interrogatorio di garanzia l’indagato ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun appuntamento tra il figlio e altre persone né di eventuali tensioni pregresse.
L’uomo ha spiegato di essere intervenuto esclusivamente per difendere il figlio, trovandosi però di fronte a un gruppo di almeno sei persone, alcune delle quali armate, che avrebbero dato avvio all’aggressione. Nella sua ricostruzione, il figlio sarebbe stato subito messo a terra e colpito ripetutamente anche quando non era più in grado di difendersi. Una violenza che, sempre secondo quanto riferito dal legale, l’indagato fatica a comprendere: «Non si dà una spiegazione per un’aggressività di questo tipo», ha riferito l’avvocato.
Al termine dell’udienza, la difesa ha avanzato richiesta di concessione degli arresti domiciliari, sottolineando – al di là degli aspetti strettamente tecnico-giuridici – il peso umano della misura cautelare in carcere per un uomo che avrebbe assistito alla morte del figlio.
Gennaro Ambrosino ha risposto detenuto dal Bassone di Como, mentre Dimitri Corona, in carcere a Pavia, si è avvalso della facoltà di non rispondere, come ha confermato il suo legale, Domenico Margariti, medesimo avvocato che difende il padre detenuto invece ai Miogni e accusato dell’omicidio doloso.
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