“Il curling non è più solo un gioco”: l’olimpico Simone Gonin spiega perché a Materia
L'atleta azzurro e il Varese Curling analizzano lo stato di salute del movimento sul ghiaccio tricolore e bosino: dalla gestione delle stone al fair play dello "Spirit of Curling"
Simone Gonin ha scoperto il ghiaccio grazie alle Olimpiadi di Torino, perché la sua famiglia gestiva la pista di Pinerolo che venne coinvolta a supporto della organizzazione. Quella che poteva essere una piacevole parentesi nel normale corso della vita è diventata una carriera sportiva di altissimo livello, con tanto di ingresso nel gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare con due partecipazioni ai Giochi, trasformandolo in uno dei volti simbolo del movimento azzurro. Ospite allo spazio Materia, nella serata di martedì 21 aprile, il campione piemontese ha dialogato con i vertici della Varese Curling per analizzare la crescita di una disciplina che oggi vive una nuova dimensione.
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La svolta per il settore è arrivata con l’ingresso degli atleti nei gruppi sportivi militari. «Dal 2018 in poi la possibilità data agli atleti di potersi concentrare sul poter fare solo gli atleti ha sicuramente dato una grandissima mano per riuscire ad innalzare molto il livello di gioco» ha spiegato Gonin, intervistato da Damiano Franzetti. Nonostante l’Italia conti un numero ridottissimo di praticanti (poche centinaia di tesserati) rispetto alle nazioni leader, la specializzazione ha permesso di raggiungere vertici mondiali: «All’inizio era solamente un gioco, poi con il tempo è diventata più che una passione, adesso è anche un lavoro a tutti gli effetti».
A Varese la sfida è tradurre questo entusiasmo mediatico in pratica costante, scontrandosi con i limiti delle strutture. Alberto Arienti, tecnico brianzolo della Varese Curling, ha tracciato il confine tra il professionismo e la realtà locale. «Noi abbiamo due ore di ghiaccio a settimana. Quello che Simone fa in un giorno, per noi deve bastare per una settimana» ha sottolineato l’allenatore, ricordando come la società riesca comunque a schierare quattro formazioni nei campionati, inclusa una squadra Junior.
Il tema dell’impiantistica resta il nodo centrale per il futuro sul territorio. Davide Quilici, presidente del club, ha espresso chiaramente la necessità di spazi dedicati per non disperdere il potenziale accumulato. «Secondo me a Varese abbiamo perso un’occasione. Varese doveva pensare un po’ più in grande a livello di struttura perché quella che c’è adesso è funzionale ma limita la competizione» ha dichiarato Quilici, evidenziando come la mancanza di una “casa del curling” in tutta la Lombardia costringa gli appassionati a soluzioni di ripiego.
Durante la serata è emerso anche il profilo etico di questo sport, regolato dallo Spirit of Curling. Si tratta di un codice di fair play dove l’arbitro non esiste e i giocatori dichiarano i propri falli. Un aspetto che affascina ma che deve fare i conti con l’esasperazione agonistica. «È molto romantico in realtà questo fatto del fair play. È anche molto educativo per i ragazzi» ha ammesso Gonin, aggiungendo però una nota di realismo: «L’evoluzione stressata un po’ dal risultato sta portando anche via qualche sfumatura un po’ romantica del nostro sport».
Per chi volesse vedere da vicino la disciplina, l’appuntamento è per il torneo A8 Mi-Va all’Acinque Arena il prossimo 1 e 2 maggio.

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