Cori razzisti, cinque tifosi scelgono il silenzio davanti al magistrato
Solo uno dei sei denunciati, per i cori nei confronti dei giocatori del Milan durante l'amichevole con la Pro Patria, ha risposto alle domande del sostituto procuratore Monti. Il suo difensore: "Ha detto buu a tutti"
Il tanto atteso momento dell’interrogatorio dei sei tifosi della Pro Patria, denunciati per violazione della legge Mancino sul razzismo in seguito ai cori durante la partita amichevole Pro Patria-Milan del 3 gennaio scorso, si è concluso con tanti silenzi e poche parole. Cinque dei sei indagati, infatti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del sostituto procuratore titolare del fascicolo Mirko Monti mentre il sesto, difeso dall’avvocato Alberto Talamone, ha risposto per spiegare che i suoi “buu” non avevano nessun intento discriminatorio: «Il mio assistito ha confermato di essere stato presente alla partita in questione – spiega il suo difensore – di aver preso parte ai cori ma in maniera indistinta sia verso i giocatori di colore rossoneri che verso i loro compagni di squadra». L’avvocato ha, inoltre, sottolineato che il giovane tifoso è uno studente universitario che non fa parte di nessun gruppo organizzato di sostenitori della Pro.
Per gli altri cinque solo il silenzio ha parlato per loro, una decisione che porterà con una buona dose di certezza al processo. Anche l’ex-assessore di Corbetta Riccardo Grittini ha scelto la via del silenzio davanti alle domande del magistrato così come a quelle dei giornalisti in attesa fuori dalla Procura di largo Giardino. I difensori dei sei tifosi hanno potuto visionare questa mattina i filmati che dimostrano come i cori si siano ripetuti più volte in quella mezz’ora di partita giocata prima della sospensione. Ora il magistrato, come già detto nei giorni scorsi, dovrà sentire anche Kevin Prince Boateng. L’incontro in Procura dovrebbe avvenire entro la fine di gennaio per poi procedere verso il processo.
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