Verde pubblico pro capite, la “Città Giardino” terzultima in classifica
Secondo i dati di Coldiretti a Varese ci sono solo 18,5 metri i quadri di verde pubblico a disposizione di ogni cittadino. Peggio fanno solo Lecco e Milano
Varese, città giardino. Ma non così tanto. La disponibilità di verde pubblico in città è infatti tra le più basse della Lombardia e supera -di poco- Milano. I dati arrivano da Coldiretti che durante un convegno al Politecnico di Milano ha presentato la sua analisi sul verde urbano pubblico nei capoluoghi di provincia in Lombardia.
Sono 18,5 metri i quadri di verde pubblico a testa a disposizione dei varesini. Un numero che pone la Città Giardino agli ultimi posti della classifica. Peggio fanno solo Lecco con 14,2 e Milano dove i metri quadri sono 17,9. La classifica si apre invece con il primato assoluto di Sondrio, i cui cittadini hanno a disposizione ognuno 316,9 metri quadrati. Seguono a gran distanza Monza con 70,7, Como con 69,4, Mantova con 49,9, Lodi con 43,7, Cremona con 31,3, Brescia con 23,1, Pavia con 22,5 e Bergamo con 22,2. Poi appunto Varese, Milano e Lecco.
“Il verde urbano pubblico in Lombardia è aumentato del 6,4% in un quinquennio -spiega la Coldiretti- ed ha raggiunto nei capoluoghi di provincia oltre 63 milioni di metri quadrati, che corrispondono ad una disponibilità media a livello regionale di 34,2 metri quadri per abitante”. Il dato di Varese è quindi al di sotto della media regionale.
Quello del verde “è uno dei parametri che vengono utilizzati per valutare la vivibilità di un territorio e l’attenzione di un’amministrazione per il benessere dei propri abitanti, ma questa valutazione non può essere disgiunta – sostiene la Coldiretti Lombardia – dalla verifica delle risorse economiche e delle professionalità che vengono investite per la manutenzione e la corretta gestione di queste aree”. Troppo spesso secondo la Coldiretti “vengono realizzate aree a verde senza un’adeguata scelta delle essenze più adatte a quel clima o a quel terreno o a quella posizione, di dimensioni inadeguate o sesti di impianto e distanze dal pronto effetto ma problematiche per la manutenzione”.
Altra tematica è quella della difesa fitosanitaria “che è aumentata per l’aggressività di tanti patogeni introdotti negli anni da diverse parti del mondo, ma troppo spesso non affrontati adeguatamente, con conseguenze catastrofiche sulla bellezza dei luoghi, ma anche sulla loro sicurezza, con problemi di stabilità degli alberi e in questo contesto particolare attenzione va riposta alle potature e allo sviluppo degli apparati radicali“. Tutto questo in una regione in cui, precisa la Coldiretti, “si contano già 188 alberi con caratteri di monumentalità che vedono tra le specie più rappresentative cedri e platani, querce, bagolari, ippocastani, tassi, gelsi e pioppi. L’aumento delle aree verdi va accompagnato da un’attenta cura che spesso si scontra con i tagli finanziari che molte amministrazioni, in tempi di crisi, sono costrette ad operare sulla gestione del verde pubblico”.
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