Cava di Cantello, ora tocca alla Regione
Il comitato che si batte contro la riapertura dell'impianto estrattivo commenta gli ultimi fatti: “Bene l’approfondimento delle questioni tecniche. Le ragioni per lo stralcio ci sono tutte”
Riceviamo e pubblichiamo
Due notizie, nella giornata di mercoledì, hanno segnato il percorso che porta sempre più inevitabilmente allo stralcio della Cava che dovrebbe riaprire nel bel mezzo del costituendo parco della Bevera e accanto alle sorgenti Aspem dell’acquedotto di Varese.
Da Roma il Consiglio di Stato, con decisione ampiamente prevista in assenza di un pronunciamento della Regione, ha consentito il prosieguo dell’iter autorizzativo della cava, almeno in attesa del pronunciamento di merito del TAR.
A Milano, il Consiglio Regionale della Lombardia, ha deciso un approfondimento delle questioni tecniche e delle criticità rappresentate dalla cava.
Dunque un’attesa sconfitta e una vittoria per il comitato nello stesso giorno.
Ringraziamo il Consiglio Regionale per la decisione che intende riconoscere le ragioni del territorio, ci rammarichiamo d’altra parte che tale decisione non sia stata più coraggiosa, con l’immediata delibera dello stralcio.
Le ragioni per procedere infatti c’erano e ci sono già tutte, anche senza ulteriori pareri tecnici: innanzitutto la richiesta proviene dall’ente (la Provincia) che è chiamata a presentare il piano cave, in secondo luogo riteniamo che l’opposizione unanime di cittadini, Comuni, Provincia e associazioni sia di per sé ragione sufficiente per modificare il piano cave che, va ricordato, è per legge uno strumento alla cui realizzazione e modifica concorrono i territori, gli enti locali e le popolazioni attraverso opportune procedure di consultazione.
Ci auguriamo che lo stralcio possa essere comunque deciso prima che la Provincia sia costretta a firmare la convenzione con Italinerti, ciò anche al fine di evitare possibili richieste di danni che, a quel punto, tale società potrebbe pensare di avanzare.
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