Oscurare i manifesti? “Roba da Terzo mondo”
Parla Ulissse Albertalli, 61 anni, proprietario del Bar Oceano, dove lavorano 65 ragazze: un giro di centinaia di clienti al giorno, la maggior parte italiani
Il responsabile del can can sui manifesti col popò di fuori nelle strade di Varese è diventato bisnonno da tre mesi. Occhiale anni 70’, cardigan alla Umberto Bossi, siede nei divanetti del Bar Oceano di Pazzallo, (Lugano) con gran disinvoltura: qui è di casa. Ma non è una metafora: Ulisse Albertalli, 61 anni, sposato con una spagnola, ha quattro figli e chiarisce subito: “Sono cittadino del mondo e non seguo nessuna religione, ho studiato in Svizzera alla scuola alberghiera, nei Grigioni, e infatti sono titolare di un’attività alberghiera. Sto nei night club da quando avevo 17 anni”.
L’albergo in questione è appunto l’Oceano dove “vivono” 65 ragazze che scendono durante il giorno nell’orario di apertura che va dalle 14 all’una di notte. La pietra dello scandalo, per molti, sono proprio quei cartelloni apparsi nelle strade di Varese che pubblicizzano l’attività. «Ma non è la prima volta che succede a Varese, sempre a gennaio: da anni usciamo con questa campagna e nessuno ha mai detto nulla: si vede che con l’avvicinarsi delle elezioni qualcuno ha voluto cavalcare la questione».
Al pomeriggio l’Oceano – dietro ha l’autostrada, e di fronte il complesso di centri commerciali di Lugano – ha già i suoi clienti. Cercano lo sguardo facile di ragazze scultoree, e per 100 euro accettano di andare nel loro appartamento.
Albertalli racconta, illuminato dalla luce soffusa di una lampada: «Nel ’75 mi trovai la polizia a casa perché misi in piedi il primo spettacolo di nudo integrale della Svizzera. Poi, dalla Spagna ho importato in Ticino la formula dei bar con le ragazze, e nel 1995 ho aperto il primo locale, il Gabbiano».
Fu un successo, e le prime dieci ragazze che ci lavoravano, tutte colombiane, sono oggi milionarie, su questo Albertalli ci mette la mano sul fuoco.
«Ricordo che arrivavano persone dalla Sicilia, dalla Calabria, con la valigia: dicevano alle famiglie che andavano in vacanza. E infatti se la facevano la vacanza, ma con le donnine». Oggi è diverso, e le strade delle vacanze a base di sesso portano altrove.
I tempi del Gabbiano sono finiti, ma qui all’Oceano le camere, in effetti, ci sono. Sessantacinque appartamenti. Un albergo, dice Ulisse: «Non mi preoccupo di ciò che avviene una volta chiusa la porta: io affitto le camere alle ragazze, ma se me le chiedessero 40 suore, io gliele darei lo stesso».
E qui scappa da ridere: la battuta è una balla perchè il business del locale sta nelle persone che entrano tutti i giorni, a tutte le ore, a bersi il drink e a conoscere le ragazze. Se ci fossero “suore” come dice Albertalli, il piazzale dell’Oceano non si riempirebbe a partire al primo pomeriggio fino a tarda notte.
Ma sui manifesti, quindi? Cosa risponde? «Dico che oscurare i manifesti che abbiamo messo è roba da Terzo mondo, con rispetto per il Terzo mondo, si intende». Farà ancora pubblicità nelle strade di Varese? «Certo, e lo farò con cartelloni ancora più piccanti, come avviene da anni sulle strade delle altre province lombarde: del resto siete voi lombardi la mia principale clientela».
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