| Niente pattegiamento e niente libertà provvisoria all’accoltellatore di Joshua Morgan, l’immigrato della Sierra Leone che nell’agosto scorso venne aggredito a freddo mentre camminava in via dei Mille a Varese. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Trombino ha rinviato questa mattina a giudizio Livio Pintus il "palestrato" che ferì Joshua con una coltellata all’addome. Nessuno sconto da parte del giudice nemmeno sul reato contestato: tentato omicidio. Il processo in aula è stato fissato per il 29 gennaio del 2002. Determinante per la conferma dell’accusa è stata la perizia medica condotta dal professor Mario Tavani, dell’istituto di medicina legale dell’ospedale, il quale ha confermato la gravità delle ferite riportate dal giovane di colore. Il giudice ha così respinto una serie di richieste della difesa di Pintus, la quale chiedeva l’attenuazione del reato in lesioni e la remissione in libertà dell’imputato, attualmente agli arresti domiciliari. Unica concessione fatta dal dottor Trombino all’accoltellatore: non è stato riconosciuto il movente di natura razziale, che avrebbe costituito una ulteriore aggravante. L’agressione, secondo il giudice, sarebbe stata perciò l’esito di un "normale diverbio". Questa valutazione era stata però contestata sia dalla parte civile di Joshua Morgan, sia dalle organizzazioni per i diritti civili che avevano sostenuto la causa del giovane africano. Joshua, che all’epoca dell’aggressione era in Italia con una richiesta di asilo politico (era scappato dalla sanguionosa guerra civile della Sierra Leone) ha ottenuto nel frattempo il permesso di soggiorno e lavora come operaio nel Comasco. |
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