I lavoratori: «dopo Lozza anche a Gemonio se il ministro non ci riceverà»

Varese – Più di cinquecento i manifestanti che hanno sfilato tra le vie del capoluogo fino alla prefettura. Poi a Lozza, dove è stata bloccata la provinciale

Non è bastata la pioggia battente a fermare i lavoratori aderenti ai comitati di base che hanno sfilato per le vie del centro dopo il ritrovo, questa mattina alle 10, presso il piazzale delle ferrovie dello stato. Cinquecento gli aderenti alla manifestazione secondo la prefettura, un po’ di più secondo gli organizzatori, sta di fatto che gli slogan contro il governo e le scelte in materia di politica del lavoro, pensioni e scuola non sono mancati. La rabbia degli aderenti al corteo si è fatta sentire senza eccessi – registrati invece nelle stesse ore a Roma, dove sono andate infrante alcune vetrine di un’agenzia di lavoro temporaneo ad opera di "infiltrati" nel corteo  – salvo qualche "fisiologico" insulto indirizzato all’esecutivo. Nessuna cortesia nemmeno per i sindacati confederali duramente contestati dai COBAS per la posizione troppo morbida assunta nei confronti del governo.

Il corteo ha raggiunto così piazza del Garibaldino, per poi muoversi dopo un breve comizio alla volta della prefettura, lungo via XXV aprile. Qui una delegazione di cinque sindacalisti ha incontrato alle 12.45  il Prefetto e il Sindaco di Lozza per essere aggiornati circa l’incontro previsto lunedì mattina a Milano col ministro del lavoro, come promesso dallo stesso Maroni. Temi del confronto, oltre alle questioni calde in materia di occupazione, anche la situazione dell’Alfa Romeo di Arese. Il Prefetto, che ha operato la mediazione tra i lavoratori e il ministro del Welfare, ha comunicato l’esito negativo dell’incontro, rimandato a data da destinarsi. Da qui la decisione di raggiungere Lozza, comune dove Maroni risiede, nonostante l’accorto raggiunto nei giorni scorsi con prefettura e questura che per ragioni di ordine pubblico avevano "consigliato" di non porre in atto presidi o manifestazioni nel piccolo comune alle porte di Varese. 

All’arrivo a Lozza il corteo di pullman ha difatti trovato le vie d’accesso al paese bloccate da cordoni di polizia e carabinieri, molti dei quali in tenuta antisommossa. «Se non ci lasciate passare blocchiamo la provinciale» hanno urlato i manifestanti alle forze dell’ordine, e così è stato. Circa cento lavoratori hanno difatti bloccato la sp 57 all’altezza del bivio per Lozza verso le 12.45. Momenti di tensione si sono vissuti quando alcuni autotrasportatori hanno tentato di forzare il blocco, ma nulla di più. Il presidio sulla provinciale si è sciolto alle 13.30 con grande sollievo per gli automobilisti, incolonnati per chilometri. 

Oltre agli operai dell’Alfa Romeo di Arese che – come spiega Mario Ricciardi dell’RSU SLAI COBAS – rivendicano «che l’impiego degli stanziamenti  governativi (1040 miliardi di lire) per l’auto ecologica vengano indirizzati alla soluzione dei problemi che vedono in cassa integrazione 1200 operai su 2.300 del comparto auto FIAT», stamattina hanno sfilato anche i dipendenti della Sacra Famiglia di Cesano Boscone. 

Soddisfazione per l’esito della manifestazione da parte del coordinatore provinciale Antonio Ferrari. «Nonostante la pioggia, la mobilitazione ha avuto successo – spiega Ferrari. Speravamo in un incontro con Maroni, che da due mesi ci promette di sentire le nostre ragioni ma così non è stato. Continueremo su questa strada, e nei prossimi giorni valuteremo se fare ulteriori sortite ancora a Lozza, o magari a Gemonio, dove risiede il ministro Bossi».

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Pubblicato il 15 Febbraio 2002
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