Anche il mondo dei lavoratori atipici scende in piazza

Parla Mauro Bignami, lavoratore atipico del settore informatico, che spiega i problemi e le perplessità di una generazione di lavoratori priva di tutele

Una laurea in scienze naturali e un "lavoro" come tecnico di rete in una società informatica. Un’occupazione senza contratto ma in continua "contrattazione" col datore di lavoro.
E’ ricca di paradossi la storia di Mauro Bignami, un giovane di Malnate da qualche anno laureatosi in Scienze naturali all’Università degli Studi di Milano; ma è proprio questo che lo accomuna con milioni di altri lavoratori: secondo le stime sono difatti circa due milioni e mezzo i lavoratori definibili come "atipici".
Un percorso come tanti, quello di Mauro: laurea, nel 1996, servizio civile e borsa di ricerca di un anno e mezzo, sempre nell’ambito delle scienze naturali, e valanghe di curriculum vitae tramite tutti i canali: E-mail, posta prioritaria, fax e altro. Nessuna risposta. «Nessuna risposta nemmeno per quanto riguarda le agenzie di lavoro interinale – afferma Mauro. E qui il primo approccio di un mondo, quello del lavoro, che lascia completamente soli anche se ci si appoggia alle agenzie di lavoro interinale. Dopo diversi anni non ho mai avuto nessun tipo di riscontro per un’occupazione partime, quella per la quale avevo fatto richiesta». 

Allora la decisione di fare da solo, ossia di acquistare testi che si rifacevano alla sua passione: l’informatica. Così un laureato in scienze naturali si è trasformato in tecnico di rete, e finalmente è arrivato il lavoro, ma in regime di collaborazione coordinata e continuativa, prima per una società di informatica di Milano, poi per un’altra di Luino. 

Ma proprio per questo motivo Mauro non può dirsi certamente tranquillo. I problemi che riguardano questa tipologia di lavoratori sono numerosi. «Innanzitutto non c’è un contratto. O meglio, esiste un accordo, ma spesso è verbale e va "contrattato" direttamente col datore di lavoro, col quale è necessario confrontarsi di volta in volta sulla prestazione d’opera e su tutte le problematiche che un rapporto di questo tipo comporta – spiega Mauro. Parecchi dubbi giungono in merito ai diritti che il Co.Co.Co. (così si chiamano in gergo queste tipologie di lavoratori, dove la sigla è appunto l’acronimo di collaboratore coordinato e continuativo ndr) può far valere rispetto all’assistenza sanitaria, alle ferie retribuite e alla formazione».

Si, perché nell’ambito di alcuni lavori, e specialmente nel campo informatico dove è richiesta una conoscenza specifica e un continuo aggiornamento, anche questo aspetto della crescita professionale viene molto spesso lasciato sulle spalle del lavoratore. Per non parlare poi della previdenza, per la quale sempre più spesso questa tipologia di lavoratori deve rivolgersi ad assicurazioni per la sottoscrizione di polizze con costi che decurtano pesantemente lo stipendio mensile.

Ma, in quest’ottica, ha senso aderire allo sciopero generale? «Certamente – conclude Mauro. Anche chi non ha un contratto e un posto fisso da difendere deve farsi carico delle istanze che proteggono i diritti dei lavoratori. Anche se non sarò in piazza con gli altri lavoratori, da parte mia c’è la piena adesione ideale allo sciopero».

 

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Pubblicato il 16 Aprile 2002
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