Undici croci in campo. Il sinistro messaggio degli ultrà

Nell'ultima amichevole la squadra è stata accolta da un lancio di uova. Questa mattina il Franco Ossola imbrattato con scritte ingiuriose contro la famiglia Turri

Ancora provocazioni contro il Varese calcio: scritte ingiuriose contro la società e contro l’ormai vicina retrocessione sono apparse questa mattina sulle panchine e sulla pista del velodromo interno allo stadio Franco Ossola. 11 croci erano invece infisse sul prato di gioco. 
(foto: un inserviente del Franco Ossola mentre cancella le scritte sulla pista)

"La retrocessione in c2 è come la morte", "La C2 non la vogliamo", e poi ancora offese alla famiglia Turri, proprietaria della squadra, e ad altre scritte inneggianti all’ultrà Saverio Tibaldi trovato morto in Spagna l’anno scorso. 
Un ritrovamento che fa seguito agli ultimi odiosi episodi che hanno avuto per protagonisti alcune frange del tifo biancorosso: l’irruzione in un ristorante, solitamente frequentato dai giocatori e prima ancora la contestazione contro la squadra dopo l’amichevole contro il Ceresium. 
Sui fatti anche quelli odierni sta indagando la Digos che ha  disposto la notifica del provvedimento restrittivo, che vieta l’accesso allo stadio, a quattro tifosi responsabili del lancio di petardi in occasione del match di domenica scorsa. 
La squadra continua ad allenarsi in vista della sfida finale di domenica a Reggio Emilia. La tensione sembra non scuotere mister Beruatto. «È normale – dice l’allenatore- che in momenti come questo ci sia la contestazione della tifoseria, accade dappertutto. Eravamo già stati contestati in maniera energica nell’amichevole di martedì scorso. Quello che posso dire ai tifosi è che domenica andremo a Reggio Emilia determinati a vincere, questa è una partita che si gioca sui 180 minuti e ne rimangono ancora 90. Domenica potevamo farcela, purtroppo la partita è stata decisa da episodi, alcuni discutibili, ma il Varese ha disputato una buona partita. La contestazione ci ha toccato relativamente perché i ragazzi sono concentrati sulla partita che li attende. Sono caricati e sereni nonostante il contesto non sia dei migliori. Chi giocherà? Io ho bisogno di 18 giocatori consapevoli che c’è bisogno di tutti loro, anche se fosse per solo dieci minuti. E non mi dica in bocca al lupo perché questo lupo inizia a portar sfortuna».
Già dopo la partita di domenica scorsa Beruatto ha cercato di allentare la pressione sulla squadra. Una calma e una determinazione confermate anche da Vanni Chiarotto. 
«Nello spogliatoio c’è concentrazione – dice il giocatore- e noi andremo a Reggio per vincere. La contestazione fa male, ma è così ovunque, sono cose da mettere in conto nel nostro lavoro. Io mi auguro di giocare, tutti qui se lo augurano, perché c’è voglia di riscatto. Non riceviamo lo stipendio da gennaio, ma oggi non si discute certo di questo nello spogliatoio. È quella partita che a noi interessa. Il presidente? Non l’abbiamo visto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 giugno 2004
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