Accam, una estenuante partita a scacchi
Audizione del Presidente Parini di fronte alla Commissione Ambiente e Territorio del Comune sull'incidente del novembre scorso
Restano ancora distanti le posizioni tra Comune di Busto Arsizio e Accam. L’audizione del presidente Accam Sergio Parini (foto) di fronte alla Commissione consiliare Ambiente e Territorio non è servita a rasserenare il clima, ma forse ha messo in chiaro alcune cose.
L’incontro prevedeva l’audizione di Parini circa l’incidente che il 13 novembre scorso bloccò entrambe le caldaie e i forni dell’impianto di Borsano. I rappresentanti dell’opposizione hanno tuttavia insistito (non senza alzare la voce oltre il necessario) perchè si discutesse anche della convenzione Busto-Accam. Alla riunione, tenutasi nella sede comunale distaccata di Borsano, partecipavano anche i membri dei Comitati cittadini, che sono stati apostrofati da Alberto Grandi (Progressisti) con l’epiteto di «claque» dell’amministrazione, scatenando un putiferio ancor prima che Parini potesse iniziare la sua relazione.
Dal resoconto di Parini sull’incidente del 13 novembre 2004 emerge ancora una volta che l’impianto Accam è tecnicamente superato, progettato com’era per i rifiuti indifferenziati degli anni Ottanta, dal potere calorifico nettamente inferiore a quello dei rifiuti differenziati odierni. Da qui danni e incidenti a catena, tanto che l’impianto doveva ricorrere a fermate programmate per sostituire periodicamente le parti usurate. Secondo Parini «l’incidente non ha messo in pericolo nessuno, e nella "nube tossica" di cui si è scritto andavano e venivano tranquillamente i nostri dipendenti». Sulla vicenda al momento vi è un fascicolo aperto presso il tribunale di Busto Arsizio, ma non vi sono né un’accusa né indagati (come Parini ha tenuto a sottolineare); quanto agli eventuali piani d’emergenza, Accam non rientra fra gli impianti "ad alto rischio", e pertanto non ve ne sarebbe la necessità.
Parini ha attaccato quindi l’amministrazione bustocca: «Io sono stato Sindaco (a Nerviano, 1994-2003, ndr), e se fosse accaduto un incidente simile, di certo non avrei atteso quattro mesi per convocare i responsabili». Sempre sferzante e sarcastico verso l’amministrazione bustocca, il presidente Accam ha svelato un piccolo mistero: una lettera inviata un anno fa dall’ex presidente Accam Rossini al Presidente della Commissione Ambiente Fontana. Tale documento non è mai apparso sulle scrivanie dei commissari; Fontana dal canto suo ha negato di averla mai ricevuta.
Sulla convenzione, Parini ha detto: «Il problema è l’ammortamento, perchè quel testo in pratica chiede a una SpA come Accam di "morire" senza lasciare un centesimo ai soci. Dove li troviamo due-tre milioni di euro all’anno per ricostituire il capitale sociale entro il 2019, data (non ultimativa, ndr) in cui si vorrebbe demolire l’impianto? Se aumentassimo le tariffe la clientela fuggirebbe a gambe levate. Accam deve rimanere, è una risorsa per il territorio». Dopo un battibecco tra Parini e l’Assessore alla Sicurezza Marelli (Parini: «È il CdA ad essere responsabile di atti come la convenzione»; Marelli: «L’organo sovrano è l’Assemblea dei Soci»), Parini ha detto che Accam aveva rilanciato con una proposta di modifica del testo approvato, cui Busto ha risposto con la citazione in giudizio dell’ex consorzio.
Antonello Corrado (Rifondazione Comunista) ha rilanciato l’idea dell’"agenzia ambientale" (la cui paternità è rivendicata da Parini) come futuro destino di Accam, «che non è affatto tenuta ad incenerire vita natural durante, bensì a smaltire i rifiuti nel modo meno inquinante possibile». Rifondazione, a differenza dei Comitati, non ritiene che Accam se ne debba andare entro il 2019, bensì che debba operare per «ridurre all’osso» la quantità di rifiuti da incenerire tramite politiche di promozione del riciclaggio, e usufruendo per questo di contributi regionali e provinciali. Il Comitato di Borsano, per bocca del portavoce Alessandro Barbaglia, ha apprezzato la proposta.
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