Sviluppo, competizione e trasporti…e qualche dazio. Ecco la ricetta per l’economia

I candidati Attilio Fontana, Stefano Tosi ed Ennio Melandri discutono del futuro economico della Lombardia

Last but not least, è l’economia l’argomento che chiude il ciclo dei forum di Varesenews dedicati alle elezioni regionali, che hanno visto prima di questo argomento in campo la sanità, l’ambiente e la cultura.  Per parlarne abbiamo chiamato Stefano Tosi, diessino, candidato alle regionali nella lista Uniti nell’Ulivo, Attilio Fontana, presidente del Consiglio regionale uscente e capolista per la Lega Nord, ed Ennio Melandri candidato dei Comunisti italiani. Gigi Farioli di Forza Italia, trattenuto da altri impegni, non si è presentato. Come nei precedenti forum abbiamo posto ai candidati 6 domande: tre di carattere generale e tre sull’economia.

Si può essere felici in Lombardia?

Tosi: «Certo che sì. In Lombardia c’è sicuramente una possibilità di vivere in maniera qualitativamente elevata. Il problema è che sta crescendo il numero delle persone infelici e insicure»
Fontana: «Secondo me si è già felici. La qualità della vita è elevata, ma soprattutto si ha la certezza che la speranza di risolvere i problemi è concreta ed effettiva. La situazione non è poi così apocalittica come la descrive la sinistra»
Melandri: «Diciamo che sarebbe opportuno essere felici. Io non sono nato qui. Sono in Lombardia da 35 anni e non sono così ottimista. La Lombardia vive un momento di declino. Certo c’è un tenore di vita superiore ad altre regioni in termini quantitativi ma vive un momento di recessione e le prospettive per il futuro sono difficili, specie per i giovani. Per la prima volta nel Dopoguerra: i figli infatti stanno peggio dei loro padri: e non è solo una questione di incertezza per il lavoro, ma di incertezza generale».

Quali sono le vostre tre priorità?

Melandri (foto): «Innanzitutto bisogna recuperare con forza il senso della politica: lo spirito di servizio, la disponibilità a perseguire l’interesse pubblico. Un valore trasversale, che attraversa molti argomenti: dalla formazione alla salute, dall’assistenza per una vecchiaia dignitosa al soddisfacimento delle necessità pubbliche, punti di forza di società civile. Il secondo punto riguarda la formazione, con un progetto che sia tale, in un mondo flessibile e difficile, da dare ad ogni persona che deve mettersi sul mercato del lavoro una solidità "spendibile". Infine le grandi infrastrutture, che hanno bisogno di un quadro di certezze».
Tosi: «Nel corso della mia campagna elettorale ho rilevato tre temi in maniera continua: il primo è la sanità,  il potere d’acquisto che sta rendendo la vita difficile a molte famiglie, anche di ceto medio,  e la precarietà del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i giovani».
Fontana: «La prima cosa da aggiustare è sicuramente la sanità, che però parte da punti di eccellenza: è la migliore d’Italia, quella che costa meno, l’unica in pareggio. Ma c’è ancora da fare per migliorare la legge 31, perchè va rivisto il rapporto tra pubblico e privato. Inoltre bisogna arrivare ad eliminare i ticket. La seconda sono le infrastrutture: è prioritario che venga approvata dal Cipe la Pedemontana perché deve finalmente partire. E poi è necessario darsi agli investimenti sul ferro, come non succede da anni».

Uno dei temi "caldi" per l’economia è quello dello sviluppo. Ma cosa c’è dietro la parola "sviluppo" in un territorio come quello lombardo? E quale può essere il ruolo di Varese in quest’ottica?

Tosi (foto): «È evidente la necessità di collocare la nostra regione su attività a maggior valore aggiunto. Il concetto di sviluppo va ridefinito in questa ottica, perchè nel nuovo scenario internazionale la concorrenza si può sostenere solo investendo in ricerca e innovazione. Occorre per questo definire un vero e proprio "accordo di sistema" nel quale siano compresi mondo del lavoro, mondo finanziario, istituzioni e ricerca e con il quale devono essere affrontati i nodi infrastrutturali. L’equilibrio ambientale della nostra regione è infatti precario: un’alta densità urbana (3 volte la densità media italiana e 6 volte quella francese) pretende che si punti molto al riuso di aree dismesse e infrastrutture esistenti. E poi è necessario puntare sui servizi di rete: istruzione e formazione, ricerca e trasferimento tecnologico, risorse energetiche».
Fontana: «Lo sviluppo qui è innanzitutto innovazione e tecnologia: perciò è importante lavorare sul rilancio dei distretti e dei metadistretti, dando sostegno così alla piccola e media impresa. Un altro elemento da rilanciare è l’agricoltura: dimentichiamo spesso che la Lombardia è tra le regioni più importanti in agricoltura e anche Varese può dare molto di più, in termini di prodotti di nicchia ad altissima qualità. Credo anche nel turismo della Lombardia, regione bellissima che si può specializzare in turismi settoriali come quello congressuale. Insoma, sono ottimista: perché ci sono molte cose su cui si può lavorare, e ci si sta già lavorando»
Melandri: «Innanzitutto ci vuole un rilancio, che è ormai indifferibile e coinvolge due soggetti: la politica e il privato. Ci vuole una seria politica industriale per determinati settori, perchè abbiamo perso la realtà della fabbrica. Negli anni 90, invece di pensare a rilanci industriali, si è puntato a iniziative che dessero ritorni a brevissimo termine, con risultati pessimi. Invece bisogna puntare sulla ricerca per sviluppare le aziende: ma è necessario un indirizzo pubblico che metta in relazione pubblico e privato. Le 12 università lombarde sono tutte dei potenziali centri di ricerca, che hanno però bisogno di suggerimenti e indirizzi».

"Tessile" e "Cina" sono parole d’ordine e icone dell’emergenza in cui la nostra industria versa ultimamente. Ma sono queste le vere emergenze per l’industria locale o ce ne sono altre?

Fontana (foto): «Quelli sono pericoli oggettivi ed evidenti: in Cina di lavoro ci muoiono i bambini, ma nessuno dice niente. Tutti si inalberarono qualche anno fa quando si scoprì che un grosso marchio faceva costruire palloni da calcio ai bambini dell’India e del Pakistan. Perché sul tessile prodotto in Cina con sistemi analoghi questo problema non si solleva? Così, nel silenzio è in corso un’azione di dumping nel tessile che nella nostra provincia è particolarmente sentita. L’opposizione dice no ai dazi: il dazio non è la panacea di tutti i mali, è vero, è però almeno un tentativo di prendere tempo, per dare la possibilità nel frattempo alle nostre aziende di organizzarsi. Intanto i cinesi sono entrati nel Wto: e prima o poi dovranno sottostare alle regole condivise da tutti….».

Tosi: «Bisogna distinguere tra interventi tampone, che è comunque necessario utilizzare perché gli imprenditori non possono essere lasciati soli, e programmazione per lo sviluppo. È necessario difendersi dalla concorrenza sleale, ma bisogna anche rendersi conto che la competizione dove c’è poco valore aggiunto rischia di farci perdere punti: per questo il sistema per uscire fuori dall’empasse è quello di insistere sui prodotti a forte componente tecnologica. In provincia abbiamo presenze industriali importanti come le industrie aeronautiche o la Whirlpool, ed esistono intere filiere. Ed è in questo scenario che è necessario  riprogettare come si compone una filiera produttiva. Mentre invece il pacchetto per la competitività, di cui si discute in queste settimane, non dà molte risorse e la provincia di Varese rischia molto».
Melandri: «Il problema Cina c’è e non solo per la Cina. So per certo di società italiane stanno delocalizzato in Cina, dove sta nascendo forma di tutela dei lavoratori, ma le nostre aziende non vogliono sindacati nelle aziende delocalizzate. In tante fasi di crisi la  reazione istitntiva è stata creare delle barriere: però questo non risolve i problemi, se non al momento. Il risultato alla lunga è di perdere in competitività. E poi, quando si applicano dazi doganali in un mercato come il nostro, chi prende le misure? Chi ha la forza di un governo mondiale dell’economia? La Ue potrebbe avere questo ruolo se smettesse di litigare persa in nazionalismi interni». 

Ci sono scenari di viabilità e mobilità nuovi, che creano una maggiore sinergia nelle macro regioni del nord.  Seguire questo percorso può essere uno dei possibili modi di affrontare sviluppo e crisi?

Tosi: «Durante la campagna elettorale ho affrontato questo argomento e ho sviluppato un ragionamento in proposito, incontrando colleghi di altre regioni per studiare assi di sviluppo integrati, come quelli che legano le regioni attraversate dal Corridoio 5. Noi siamo per esempio coinvolti in questa direttrice con Milano, Varese, Como e Novara ed è assolutamente necessario lavorare assieme sullo sviluppo di questa zona.
A Penati ho detto però che studiare assieme vuol dire mettersi tutti attorno allo stesso tavolo , perché non si possono affrontare e risolvere questi problemi all’interno delle provincie che ospitano le metropoli, come Milano o Torino, senza concordare un piano che coinvolga anche le altre provincie attraversate».
Melandri: «Che ci sia bisogno di maggiori infrastrutture è pacifico. Noi preferiamo che gli investimenti siano concentrati sul ferro. Basti pensare che il 28% del traffico merci è concentrato sul traffico di Milano, nel quale è concentrato anche il traffico dei pendolari. Il piano di trasferimento da gomma a rotaia era già previsto dal centrosinistra, ma l’attuale Governo ha destinato ben poco, solo il 28%»
Fontana: «Io sono convinto di una cosa: che non bisogna più lavorare su questi argomenti – e anche altri – a livello di stato nazionale: dobbiamo invece ragionare in termini di regioni omogenee. Penso al corridoio 5 e alle regioni Piemonte, Lombardia e Veneto. Stesso discorso vale per Alptransit che coinvolgerà Lombardia, Emilia e Liguria».

Infine: qual è il vostro sogno, personale e politico?

Tosi: «Il mio sogno è che nessuno si senta solo»
Fontana: «Il mio sogno invece è realizzare la società che stiamo cercando di realizzare da molti anni: una maggiore autonomia per le regioni, uno Stato centrale meno invasivo. Insomma: sogno una Lombardia autonoma in una Padania autonoma».
Melandri: «Il mio sogno è legato alla prima domanda: sogno che si possa essere felici in Lombardia. È una bella regione, con tante risorse, ma a cui manca umanità e gioia di vivere».

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Pubblicato il 01 Aprile 2005
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