Lavena Ponte Tresa non vuole perdere il treno dei pendolari
Tecnici favorevoli alla proposta del sindaco Roncoroni di spostare la ferrovia ticinese in Italia. «L'area ideale è quella del mercato con un autosilo sotterraneo da 1000 posti auto»
L’amministrazione di Lavena Ponte Tresa non vuole perdere…il treno. Sembra quasi un gioco di parole ma le cose stanno proprio così vista la velocità con cui si stanno muovendo il sindaco Pietro Vittorio Roncoroni e i suoi assessori sulla questione del progetto di spostamento del treno Lugano-Ponte Tresa in territorio italiano. «Ieri abbiamo avuto un incontro preliminare con tecnici del comune e l’architetto Mastromarino, già nostro consulente, per verificarela fattibilità dell’operazione – spiega Roncoroni – sembra che questa ci sia se il luogo prescelto sarà l’area del mercato».
Già nel programma della lista che ora amministra lo spostamento del mercato era, dunque, un obiettivo da raggiungere. Ma cosa dovrebbe sorgere in quell’area che si affaccia sul fiume Tresa? «Un autosilo sotterraneo da 1000 posti in stile piazza dell Repubblica a Varese con, a raso, la stazione – spiega Roncoroni che così vede il progetto – per la riunione del 24 ottobre con le autorità elvetiche, sarà presente il direttore del dipartimento territorio cantonale Marco Borradori (ndr), vogliamo essere pronti con una progettazione di massima che faccia capire le intenzione serie di questa amministrazione». Il sindaco chiederà agli svizzeri di utilizzare la commissione italo-svizzera che aveva discusso del progetto della strada alternativa del Madonnone, per discutere dell’ipotesi di spostamento del capolinea della ferrovia.
Con gli enti sovra-comunali italiani però, al momento, non è stato avviato ancora nessun contatto ufficiale:«Riteniamo che sia meglio arrivare a qualcosa di più concreto prima di chiedere cosa ne pensano in Regione. – Continua Roncoroni – Intanto vediamo fin dove si spinge l’interesse elvetico». Intanto il sindaco continua a raccogliere consensi attorno alla proposta anche da parte di molti cittadini pontresini così come da parte dei frontalieri. In realtà si dovrà anche verificare come convincere (o costringere) i più reticenti ad usare il treno piuttosto che l’auto per recarsi al lavoro.
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