Anche il Varesotto ha voglia di andare in meta

I Mondiali e il Sei Nazioni hanno avvicinato molti sportivi alla palla ovale. In Valcuvia, a Sesto e a Castellanza nascono e crescono le nuove realtà che affiancano le storiche Varese e Tradate

Soffia un’aria nuova nel mondo dello sport. Da qualche tempo, oltre ai soliti calciatori e ai soliti piloti, c’è un’altra categoria di sportivi che conquista con caparbietà le copertine dei giornali, i servizi in tv e magari anche i cartelloni pubblicitari o le pagine dei calendari. Sono i giocatori di rugby: l’effetto "Sei Nazioni", il più famoso torneo che da otto edizioni è aperto anche alla nazionale italiana, inizia a farsi sentire. Il recente mondiale giocato in Francia ha poi aumentato l’attenzione intorno al mondo della palla ovale, attenzione che anche alle falde del Sacro Monte inizia a dare i suoi frutti.
In provincia infatti, da sempre il rugby è sinonimo di Varese, grazie al club biancorosso che dal lontano 1976 tiene alto l’onore del nostro territorio sui campi di mezza Italia. Ma accanto alla Quercia varesina stanno ormai germogliando diverse realtà molto interessanti, che raccolgono molti nuovi adepti attirati dalla bellezza e dai valori di uno sport che in Francia e Oltremanica vanto un interesse e una popolarità simili al calcio.
Nel 1995 è stata Tradate la seconda società a formarsi da una costola del Rugby Varese; i "Muccaleoni" da oltre dieci anni sono una presenza fissa dei campionati federali (la prima squadra milita in serie C) e non rappresentano più una novità.

LIUC: STUDENTI IN META – Chi invece sta crescendo anche sull’onda del Sei Nazioni è la squadra della Liuc, che ha scelto il "nickname" di Malamutes (un cane da slitta siberiano) per farsi largo sui campi di rugby. «Ogni anno rinnoviamo parte del parco giocatori, sempre pescando all’interno della nostra Università» spiega Dino Boselli, responsabile delle attività sportive dell’ateneo di Castellanza. «Attualmente giocano a rugby tra i 20 e i 30 ragazzi che prendono parte a tornei o partite sia a quindici, sia a sette giocatori. La speranza in futuro è quella di iscriverci a un campionato federale, anche se in quel caso subentra un fattore costi non indifferente. Intanto però ci fa piacere aver lanciato qualche nostro studente o ex studente in squadre di buon livello: un bel primo passo per una realtà come la nostra».

UNNI IN VALCUVIA – Le due grandi novità però sono ancora più recenti, e sono germogliate tra il verde della Valcuvia e i riflessi del lago a Sesto Calende. Qui "Unni" e "Sabres" stanno muovendo i primi passi di una storia tutta da scrivere.
Fondati a Cocquio e già attivi a Gemonio, gli Unni (o meglio, il Valcuvia Rugby) hanno ora trovato casa a Cassano Valcuvia e si allenano sotto l’egida dell’ex pilastro del Varese, Dario Lastra, e con un presidente d’eccezione come Francesco Lenotti, ex preparatore atletico dei Roosters Varese e dell’equipaggio di "+39".
«Iniziamo con il campionato amatoriale, sperando che l’anno prossimo ci sia la possibilità di disputare la serie C – spiega Patrick Marmorato, uno dei responsabili – e di allestire una squadra giovanile che possa incarnare quei valori che tutti riconoscono a questo sport». In campo, a sorpresa, anche un ex canottiere di ottimo livello come il gaviratese Joas Binda: appesi al chiodo i remi, è ora la volta dell’ovale.

SCIABOLE SUL TICINO – Trentasei soci, due tecnici di origine anglosassone (il gallese Dai Berry e l’inglese Tony Edney) e tanta voglia di andare in meta: sono nati così i "Sabres" (sciabole) di Sesto Calende che in attesa di prendere parte a un campionato vero si allenano al campo sportivo di Taino e organizzano amichevoli (anzi, test match) contro altre realtà della zona. «Per la prossima stagione sportiva – spiega Giulio D’Antona – vorremmo partecipare sia al campionato federale, o Entry o serie C, ma anche organizzare qualche squadra giovanile. In primavera infatti organizzeremo una leva per gli under 16. I Sabres (soprannome scelto in onore di Edney, ex coach nelle squadre della Marina britannica che hanno le sciabole come stemma) sono un gruppo eterogeneo sia per età, sia per esperienza e ospitano anche qualche straniero (un inglese e due gallesi per ora), per via della vicinanza con il Centro Comune di Ricerche di Ispra.

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Pubblicato il 04 Dicembre 2007
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