Aule sporche e senza mobili, il day after delle elezioni
Giovedì hanno riaperto le scuole di Varese e genitori ed insegnanti hanno trovato un'amara sorpresa: immondizia ovunque, bagni inutilizzabili, arredi accatastati. Ed è scoppiata la protesta
Che ne direste se, avendo dato in prestito la vostra casa, una volta rientrati, la trovaste sporca e con i mobili accatastati? E magari con i bagni sporchi da non poter essere riutilizzati se non dopo averli a lungo disinfettati? E’ quello che è accaduto in molte scuole di Varese il giorno della riapertura dopo la tornata elettorale. Aperti cancelli si è presentato un vero “day after”: aule impraticabili, senza mobili e senza banchi, bagni inagibili.
Genitori, insegnanti, bidelli e bambini, sono rimasti davanti alle aule in attesa di capire che fare: riportare a casa i bambini o risolvere il problema in fretta, sistemando com’era possibile? Si è scelta la seconda opzione: alunni tutti spostati da un’aula all’altra mentre i bidelli, armati di spazzoloni e detersivi, cercavano di porre rimedio ai danni.
Ma la questione, questa volta, non è passata sotto silenzio. A ribellarsi per primi i genitori. Ci scrive la mamma di un alunno della Scuola Baracca di Capolago, 98 bambini in tutto rimasti per ore ad attendere che finissero le pulizie post elettorali: «Dopo avere chiuso le scuole per ben tre giorni per le votazioni, con la "scusa" di avere bisogno un giorno in più del solito per la pulizia delle aule, giovedì mattina gli alunni di tre classi della Scuola Baracca di Capolago non sono potuti entrare nelle loro aule perché inagibili a causa della sporcizia. Non basta aver procurato enormi disagi ai genitori che lavorano e agli insegnanti che devono recuperare il tempo perso per terminare i programmi ministeriali, anche questo: ci hanno restituito la nostra scuola in uno stato pietoso.
Trovo assolutamente vergognosa la cosa – conclude la mamma- soprattutto perché come al solito nessuno si prende la briga di verificare se chi ha in mano gli appalti delle pulizie delle scuole effettivamente si comporta come dovrebbe».
E veniamo al nocciolo della questione: chi doveva fare pulizia? Spiega l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Varese Patrizia Tomassini: «Stiamo cercando di verificare che cosa sia accaduto, ma certo è un fatto molto grave. Chi doveva lasciare le aule in ordine non l’ha fatto e l’impresa non è riuscita a sistemare tutto in tempi troppo brevi».
La questione sa molto di pasticcio all’italiana. «Quando il servizio di pulizia era affidato ai bidelli di ogni singola scuola, il problema non si poneva – spiega Giovanna Nicastro, responsabile dell’ufficio servizi educativi – ora che il lavoro è dato in appalto, la gestione è più complessa. Le sedi di seggio erano 32: non è pensabile che il Comune verifichi in un solo giorno se l’impresa ha pulito e risistemato tutte le aule. Bisogna poi aggiungere che chi lavora ai seggi per quei tre giorni spesso usa i refettori e non dovrebbe, utilizza i bagni diversi da quelli assegnati e ci si accorge della sporcizia disseminata ovunque solo alla riapertura delle scuole. E’ quello che è successo per le scuole di Capolago, “Garibaldi” e “Mazzini”. ».
Come conferma il preside Sante Barresi della direzione didattica numero 7: «Questa mattina ho provveduto a inviare una nota di protesta al Comune e al Prefetto. Non è possibile che ogni volta si ripresenti questa situazione: per la terza tornata elettorale ci ritroviamo le scuole conciate in questo modo. Non è possibile. Ci sentiamo presi in giro, sistematicamente. Siamo costretti a far fare del lavoro in più al personale della scuola, lavoro che non compete loro e che va pagato come straordinario. Diamo i soldi ad un’impresa e in più dobbiamo sobbarcarci il lavoro che quella non svolge? Fino ad oggi abbiamo provveduto noi, per non creare disagi ai genitori e agli alunni, ma adesso vogliamo risposte formali. Anche dal Prefetto: lo Stato usa le aule per le elezioni, garantisca che vengano restituite in ordine. Sono un bene di tutti».
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