Muscoli e precisione, una giornata da campanaro

Sono ormai in pochi ma "resistono" e lottano perché le campane continuino ad essere suonate manualmente. Storia di un giovane "Quasimodo", Marco Righetto di Venegono

Non sono tanti, sono motivatissimi e combattono contro l’elettrificazione totale delle campane. Una piccola campagna sotterranea si sta svolgendo tra i campanili della provincia e di tutto il nord italia per evitare la scomparsa dei campanari, e quindi dei rintocchi di campana "fatti a mano" attaccandosi a una corda, o facendo suonare con una tastiera di legno i battacchi delle campane. Una attività che raduna una insospettabile schiera di veri appassionati. E se pensate che “gli appassionati” siano una congrega di arzilli vecchietti, vi sbagliate: tra di loro ci sono pure ragazzi. Marco Righetto ha 24 anni, è di Venegono, di mestiere fa il termoidraulico. E, da qualche mee, suona le campane della chiesa di Giubiano in Varese.

«Ho cominciato quando avevo 13 anni a Venegono Superiore. Poi, grazie all’aiuto di alcune persone che mi spronavano a passare a concerti veri, ho cercato, grazie al sito della società italiana di campanologia, un concerto di campane manuali e l’ho trovato qui a Giubiano». Meno male che tra Venegono superiore e la parrocchia varesina di Giubiano ci sono delle comodissime Ferrovie Nord: sono state loro infatti a coniugare una passione con una esigenza, quella di campanari che suonino.A Venegono Superiore infatti «Le campane della parrocchia sono cinque, tutte elettrificate, e non c’è possibilità di suonarle manualmente. Quella di Giubiano invece è una delle poche parrocchie che hanno la possibilità di suono manuale, e dato che è anche facilmente raggiungibile con il treno, mi sono reso conto che potevo tranquillamente venire ogni domenica e suonare le campane. Alla prima solennità poi ho incontrato il gruppo campanari di qui, ho iniziato a imparare il concerto solenne con le campane in piedi e da allora vengo tutte le domeniche»

Hai mai studiato musica? «Solo in maniera scolastica, una cosa seria mai. Ma del resto, quando impari a suonare a concerto solenne, più che la musica devi imparare a sentire la velocità delle campane, per richiamarle al momento giusto». Hai studiato molto, però, delle campane… «Sì, e di questo sono grato alla società italiana di campanologia che ha un sito molto ben dettagliato riguardo le campane: dall’acustica a come suonano le campane, da come sono fatte a come sono montate. Grazie a loro mi sono documentato molto, e poi li ho conosciuti anche di persona». C’è una campana che sogni di suonare? «Beh, San Vittore qua a Varese è il sogno proibito di tutti i campanari. E di tutta Italia, credo…».

Fare il campanaro ha bisogno di orecchio e di forza fisica. E anche di una certa assenza di vertigini. Salire su un campanile infatti non è uno scherzo, le scale sono tutte di legno e non è mestiere da “femminuccia”: lo può testimoniare chi scrive, che ha avuto il suo bel timore a salire sul campanile di Giubiano, per vedere "dal vivo" e testimoniare in video come si suona una campana a tastiera. 38 metri di scala di legno, per chi non se li aspetta, possono dare il panico. “Mavalà, questa scala ha addirittura il parapetto! – consola Marco – Chissà come ti sarebbe andata se fossimo stati a Ispra: lì ci sono 45 metri di scala a pioli…”

Dal campanile, però, la visione del mondo e della musica è totalmente diversa: vedere le campane da dietro, da così vicino e così al di sopra del mondo, dà decisamente un bell’effetto. Ma sono sempre meno quelli che vedono il mondo da quella direzione. “Le campane non elettrificate in provincia sono pochissime – spiega Righetto – A Varese c’è Giubiano e la Madonnina in prato di Biumo, poi c’è Besano, c’è la Badia di Ganna che ha le campane elettriche ma anche a corda e così Bolladello. E poi c’è Morazzone…” A Morazzone c’è stato un vero e proprio movimento di conservazione delle campane a corda, iniziato 10 anni fa quando per la prima volta si era parlato di elettrificare la campane “Io sono uno di quelli che non ha voluto farlo – spiega il campanaro del paese, che ci accompagna – E per far si che non succedesse sono riuscito a recuperare un bel gruppetto, abbastanza giovane, di sette o otto persone che stanno continuando ancora ora a suonare”. Un piccolo lavoro volontario da difrendere: “Chi suona le campane lo fa per rendere un servizio alla chiesa, e per suonare anche uno strumento che ha caratteristiche un po’ diverse dal normale” spiega Righetto” E serve anche per mantenere le tradizioni, che si stanno perdendo”.

Tradizioni che qui hanno anche una solida storia industriale, visto che una delle più importanti e pregiate fonderie di campane era la Bizzozzero, che ha realizzato alcune delel campane più famose d’Italia, e che tra le poiche esiste anche la varesina Bianchi. E che sarebbe davvero un peccato perdere, solo perchè non se ne conosce l’esistenza.

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Pubblicato il 09 Settembre 2008
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