L’economia migliora la qualità della vita

L'ufficio studi della Camera di Commercio ha commentato i dati di Italia Oggi legati al sistema produttivo e del lavoro

Italia Oggi pubblica ogni anno un’indagine sulla qualità della vita delle province italiane, predisponendo una graduatoria elaborata sulla base dei punteggi assegnati a 80 indicatori di base.

La ricerca nel 2008 premia la provincia di Varese che viene confermata un’area del buon vivere per un’accettabile qualità della vita. La provincia di Varese si posiziona al 43° posto, avanzando di ben 14 posizioni rispetto al 2007.

Se si approfondisce la lettura dei dati emerge come, accanto alle aree tematiche ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi, tempo libero e tenore di vita, Varese occupa le migliori posizioni nelle aree più strettamente legate agli aspetti economico-produttivi: affari e lavoro 24° posto – valutazione buona.

 

AFFARI E LAVORO

In quest’area Varese si posiziona al 24° posto, in forte crescita rispetto al 2007 quando occupava la 52° posizione. Da notare che tra le province comprese nel primo gruppo, quello di eccellenza, figurano per la Lombardia solo Varese e Cremona (26°posto).

Hanno contribuito a questo risultato più elementi.

Anzitutto sono migliorati gli indicatori del mercato del lavoro: il tasso di occupazione (rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione) posiziona Varese al 13° posto con un valore pari al 67,9% (di cui il 78,4% per i maschi e il 57,3% per le femmine) migliore del dato regionale (66,7%) e soprattutto di quello nazionale (58,7%) e in lieve aumento rispetto al 2006 (67,6%). Il tasso di disoccupazione (rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro) colloca Varese al 12° posto contro il 27° del 2007 scendendo al 2,9% (3,4% in Lombardia e 6,1% in Italia) dal 3,8% del 2006 e dal 5,1% del 2005.

L’importo medio dei protesti fa salire Varese al 19° posto dal 46° dell’anno precedente.


I fallimenti, pur registrando una flessione (sono passati da 24,8 ogni 10.000 imprese del 2005 – contro una media regionale del 28,4 e nazionale del 27,8 – a 22,35 nel 2006), non fanno guadagnare posizioni nella graduatoria collocando Varese ancora in fondo alla classifica e precisamente all’82° posto.

A penalizzare in particolare la provincia nella graduatoria è la classifica per numero di imprese registrate ogni 100 mila abitanti che vede Varese al 95 posto con 8.585 imprese. Il territorio provinciale presenta una struttura insediativa ad altissima densità demografica, pari a 716 abitanti per km2 che abbassa tale indicatore. Ma considerando la superficie delle province si ottengono risultati differenti: Varese, in effetti, migliorerebbe notevolmente posizionandosi, con 61,8 imprese al kmq, al secondo posto in Lombardia dopo Milano, ben al di sopra della media lombarda (40,2 imprese per kmq) e italiana (20,3 imprese per kmq).

Varese è poi inserita in un’area, quella insubrica, fortemente sbilanciata su Milano e, anche se in misura minore, sulla vicina Svizzera, soprattutto dal punto di vista del mercato del lavoro e dei servizi.

A comprendere meglio l’area affari e lavoro avrebbe potuto contribuire anche l’analisi di altre importanti tipologie di indicatori. Ad esempio, dal punto di vista delle caratteristiche del tessuto imprenditoriale, Varese presenta forti differenze nei valori medi di agricoltura ed industria rispetto alla media nazionale, ma soprattutto è caratterizzata da un elevato numero di imprese artigiane. Ancora il ruolo dell’apertura di un territorio verso i mercati esteri appare importante per capire lo sviluppo di un territorio e Varese, che ha da sempre una forte vocazione all’esportazione, si pone nel 2007 al 9° posto tra le province italiane e al 4° posto tra le province lombarde, con un valore delle esportazioni di 9.191 milioni di euro, pari al 9,07% della Lombardia e al 2,56% del valore complessivo nazionale. Ed anche il contributo portato dalla provincia di Varese alla realizzazione del valore aggiunto nazionale è pari nel 2006 all’1,63% del totale, mentre il contributo dell’artigianato al Valore aggiunto nazionale artigiano è pari nel 2005 al 1,87%.

Dall’indagine emerge quindi una provincia che ha saputo costruire nel tempo una base economico-produttiva solida e che speriamo riesca anche in futuro a mettere in campo energie e potenzialità per affrontare le sfide che attendono il sistema economico.

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Pubblicato il 09 Dicembre 2008
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