La Varese che sogna Cuba
Il Ballet de Cuba ha scaldato il pubblico dell'Apollonio, superando la barriera linguistica con uno spaccato intenso della vita sull'isola
Tra Varese e l’Avana ci sono 8.281Km e una lingua completamente diversa. Queste erano le barriere che il Ballet de Cuba ha provato a scavalcare mercoledì sera all’Apollonio, dove ha portato uno spettacolo ricco ed energico. L’ha fatto con uno sforzo estremo, tanto da cantare "Nel blu dipinto di blu" in chiusura di serata.
Quella barriera è stata abbattuta gradualmente, riscaldando il pubblico con una passione reale, intrinseca e chiaramente fisica. Vedere le coreografie del Ballet di Cuba, accompagnate dalla musica rigorosamente dal vivo, è come vedere uno spaccato della vita quotidiana a l’Avana: tra tradizioni, corteggiamenti, balli di gruppo, rum, e feste. Ma non è mancata nemmeno la parte amara della vita cubana, con coreografie introspettive che, all’apertura del secondo atto, hanno provato a rappresentare il conflitto tra l’isola moderna e quella della tradizione.
La prima parte dello spettacolo, con un avvio sognante e romantico, è stata dedicata ad Afro Flamenco, Asikan Batà, Congo, Bodu, Gaga e Rezo de purificacion. La seconda parte ha ripercorso musiche e danze popolarissime, come Mambo, Bolero, Son, ChaChaChà, Manicero, Rumba e Salsa. Un corpo di ballo eccezionale e tecnicamente ineccepibile, un accompagnamento musicale ricco e, soprattutto, l’immagine vivida di un paese così riconoscibile, non hanno fallito.
Il pubblico dell’Apollonio è rimasto coinvolto in un crescendo, partendo con un’accoglienza fredda per poi premiare gli artisti con un applauso caloroso e intenso.
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