Il tessile dovrà subire il futuro? No, se saprà costruirlo
Firmata una convenzione fra Università Liuc e Sistema moda Italia per promuovere studi, ricerche e attività di formazione e informazione sull’industria italiana della moda
Una “combinazione astrale” che unirà per due anni Liuc e Sistema moda Italia. È in questa battuta del presidente Lamberti che si può sintetizzare il significato della convenzione stipulata oggi, mercoledì 8 luglio, fra Università Carlo Cattaneo e Smi – Federazione tessile e moda. La collaborazione, che durerà due anni, ha l’obiettivo di promuovere studi, ricerche e attività di formazione e informazione sull’industria italiana del tessile e moda. Questo permetterà alle imprese associate a Smi di acquisire nuovi strumenti per risultare più competitive sul mercato. «La Liuc ha come primo impegno quello dell’insegnamento – ha esordito il presidente Paolo Lamberti -, ma anche la costruzione di un rapporto privilegiato fra università e mondo della imprese. Il nostro obiettivo è quello di avere un sistema e un’università aperti, mentre troppo spesso i nostri atenei sono molto protetti. Quello che possiamo fare quindi da parte nostra è aiutare le imprese con la didattica, la ricerca e l’innovazione».
La convenzione di oggi – oltre ad aggregarsi alle altre già sottoscritte ad esempio con il settore della plastica-gomma, della grafica e dell’aereonautica – ha anche un valore simbolico: la struttura che ora ospita la Liuc era un tempo una fabbrica tessile. Per questo Lamberti parla di “combinazione astrale”. «È importante ricordare il passato di questa struttura che ora è un’università – spiega Michele
Tronconi (nella foto con Lamberti), presidente di Smi e a sua volta imprenditore tessile varesino – perché oggi questo ateneo è a disposizione per pensare e ripensare il futuro del tessile. Non dobbiamo subire il futuro, ma costruirlo». In realtà la convenzione di oggi ha solo reso evidente una collaborazione che nei fatti esiste da tempo. «La Lombardia – continua Tronconi – possiede il 30 per cento della capacità produttiva del tessile e dell’abbigliamento italiana. E non si tratta di “imprese fossili”, ma di uno dei settori più importanti e dinamici dell’industria italiana. Per combattere questa crisi dobbiamo imparare a rinnovarci. Per questo la conoscenza dell’evoluzioni degli scenari aziendali e globali è essenziale per rimanere competitivi a tutti i livelli». Se quindi per ora si parla di una collaborazione sulla ricerca e gli studi di settore, secondo il rettore Andrea Taroni le due parti dovranno trovare giorno per giorno le attività su cui lavorare insieme. «Si tratta di un settore di studio storico e di rilevanza primaria soprattutto per questo territorio. Ci consentirà un approfondimento delle tematiche di politica industriale e dei loro effetti sui mercati. Come ateneo, questo accordo è importante perché la ricerca e la formazione sono componenti rilevanti per la competitività fra università, soprattutto in una regione come la Lombardia che ne ha ne tredici».
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