Il Sociale ad Agrigento per il convegno di studi pirandelliani
Annuale trasferta nella Sicilia profonda: per Delia Cajelli & co. Pirandello è "l'alfa e l'omega" del teatro nazionale. "Personaggi e temi ancora e sempre attualissimi"
È un appuntamento ormai irrinunciabile nell’agenda di dicembre del Teatro Sociale di Busto Arsizio. Stiamo parlando del Convegno internazionale di studi pirandelliani di Agrigento, incontro giunto quest’anno alla sua quarantaseiesima edizione, che ogni tardo autunno vede la città siciliana, scrigno di bellezze storico-artistiche come la Valle dei Templi e il museo archeologico, animarsi di giovani delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università, interessati ad approfondire le proprie conoscenze sull’autore di “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Questa sera si recita a soggetto”.
I mille volti di Pirandello: studiosi e giovani a convegno
“Come vedo Pirandello” è il titolo scelto dal professor Enzo Lauretta, deus ex machina dell’iniziativa, per questo nuovo simposio di studi (in cartellone da venerdì 4 a martedì 8 dicembre), al quale prenderanno parte, in qualità di relatori, importanti studiosi dell’opera pirandelliana come Nino Borsellino, Graziella Corsinovi, Paola Daniela Giovanelli, Giorgio Pullini, Paola Puppa, Riccardo Scrivano, Liborio Termine e Sarah Zappulla Muscarà.
Dopo gli allestimenti di spettacoli quali “Il fu Mattia Pascal”, “I vecchi e i giovani”, “L’altro figlio” e “Sogno, ma forse no”, presentati nelle ultime edizioni del convegno, il teatro Sociale di Busto Arsizio vola ad Agrigento con due atti unici di estrema attualità, entrambi prodotti dall’associazione culturale “Educarte”: “L’uomo dal fiore in bocca” e “Cecè”, l’uno, già messo in scena a Budapest questa primavera, ritratto magistrale degli stati d’animo provocati da una diagnosi infausta di malattia; l’altro, al suo debutto, raffigurazione di un’Italia allo sfascio, popolata da faccendieri, “amici degli amici”, lacché ed escort.
Lo spettacolo, per la regia di Delia Cajelli, è in cartellone nella serata di martedì 8 dicembre al Palacongressi, subito dopo la consegna dei premi Pirandello. Sul palco saliranno gli attori Ambra Greta Cajelli, Gerry Franceschini e Mario Piciollo.
“L’uomo dal fiore in bocca”: la malattia sul palco
Due i temi centrali nella poetica pirandelliana, il senso di ineluttabile incomunicabilità tra gli individui e la struggente consapevolezza della finitudine dell’esistenza umana, che fanno da fil rouge alla piéce “L’uomo dal fiore in bocca”, tratta dal racconto “Caffè notturno” del 1918 (ripubblicato cinque anni dopo con il titolo definitivo de “La morte addosso”) e rappresentata per la prima volta al teatro degli indipendenti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, il 21 febbraio 1923.
Lo spettacolo, classico pirandelliano di grande impatto emotivo e di straordinaria forza drammatica, trasporta il pubblico all’esterno del caffè di una stazione ferroviaria, illuminato dalle luci fioche della notte. In questo scenario, squallido e crepuscolare, un «pacifico avventore», che ha perduto l’ultimo treno della sera e che, in attesa del convoglio successivo, lascia scorrere il tempo sorseggiando una bibita alla menta, si ritrova ad ascoltare la dolente storia di un uomo ammalato di epitelioma, un cancro o come scrive lo stesso Luigi Pirandello un fiore che la morte, passando, «ha ficcato» in bocca.
Il dialogo, o meglio il semi-monologo del protagonista, si configura come una meditazione sull’esistenza umana, sull’importanza della quotidianità e di tutto ciò che, in condizioni normali, appare insignificante. Dai braccioli delle sedie negli atri della stazione ai gesti che i commessi dei negozi compiono per fare un nodo a un pacco, dall’arredamento delle sale d’attesa dei medici all’imprevedibilità dei terremoti, tutto passa al vaglio dell’uomo malato, in un estremo e unico punto di contatto con la vita che sfugge, della quale egli vuole goderne fino allo stremo delle sue possibilità esistenziali, «come un rampicante alle sbarre d’una cancellata».
“Cecè”: l’italia, oggi come ieri
Diverso il clima che si respira nell’atto unico “Cecè”, scritto nel luglio 1913 e rappresentato per la prima volta a Roma, presso il teatro Orfeo, nel dicembre 1915, nel quale Luigi Pirandello dipinge, con scanzonata leggerezza e gustosa verve comica, il ritratto di un’«Italietta» senza dignità, soffocata da dissolutezze e scandali.
I riflettori sono puntati sul giovane Cesare Vivoli, detto Cecè, un viveur senza scrupoli, un simpatico e spudorato intrallazzatore, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e di quel clima clientelare che anima la Roma di inizio Novecento, teatro di corruzione politica.
Con sfrontata allegria, l’uomo riuscirà a imbrogliare sia il commendator Squatriglia, che per i suoi loschi traffici di appaltatore, è venuto a ringraziarlo per un favore ottenuto, sia Nadia, una giovane dai facili costumi, nelle cui mani, come pegno d’amore, egli ha depositato delle cambiali che, inutile dirlo, attraverso uno stratagemma, riuscirà a farsi restituire.
«Novità registica di questo allestimento è l’attualizzazione del messaggio pirandelliano, anche in considerazione della cronaca politica degli ultimi mesi, che ha portato alla ribalta di giornali e trasmissioni televisive trans, escort, faccendieri e mafiosi. A distanza di quasi un secolo, i personaggi di “Cecè” mostrano così tutta la loro freschezza. Potrebbero essere perfetti ospiti di reality show o di moderni salotti televisivi», spiega Delia Cajelli. Un dubbio, dopo questa illustrazione, viene spontaneo: che le parole di Luigi Pirandello finiscano per incontrare le note scritte da Luigi Piovani per la sigla di “Annozero” o quelle di “Jeux d’enfants” di Cirque du Soleil con cui si apre “Ballarò”? La risposta, in provincia di Varese, la si avrà solo in primavera. Lo spettacolo farà, infatti, tappa nella serata di sabato 20 marzo 2010 al teatro Duse di Besozzo, in occasione della rassegna comunale “Su il sipario!”, e giovedì 29 aprile 2010 al teatro Sociale di Busto Arsizio, nell’ambito della stagione cittadina “BA Teatro”.
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