Dalla Caritas Ambrosiana la “ricetta anticrisi”

I cristiani in azione contro le difficoltà economiche: a Tradate ripartendo dalla solidarietà di comunità, ad Erba dai rapporti di buon vicinato. Con le famiglie che si prendono cura l’una dell’altra a partire dai piccoli bisogni quotidiani

A Tradate con il fondo famiglia lavoro della Diocesi gli operatori del sociale hanno fatto rete e in collaborazione con il Comune hanno dato vita ad una struttura che eroga assegni a chi ha perso il lavoro. Ad Erba alcune famiglie si sono messe a disposizione di altre più fragili per aiutarsi nelle piccole incombenze quotidiane come andare a prendere i figli a scuola, seguirli nei compiti, aiutare gli anziani. E hanno dimostrato che lo stile di vita evangelico può essere una risposta alla crisi. E che le difficoltà economiche possono diventare stimolo per una nuova concezione della vita, nel segno della sobrietà.

Le esperienze delle comunità di Tradate ed Erba sono state illustrate nell’ambito del convegno “ Dalla crisi verso nuovi stili di vita” organizzato sabato 27 febbraio dalla Caritas Zonale di Varese nella cripta della Chiesa di Masnago alla presenza di Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana. Ad aprirei lavori Mons. Stucchi, vicario episcopale di zona che ha rimarcato nel suo intervento le caratteristiche dello stile evangelico: «vivere insieme, essere attenti a ciò che accade, portare gli uni il peso dell’altro». Ma cosa vuol dire per un cristiano la parola crisi? A rispondere è Don Luca Bressan, docente di teologia al seminario di Venegono: «non cercare false soluzioni né magie, vivere meno angosce e affrontare con lungimiranza il calcolo delle risorse nella certezza della soluzione che deve venire dall’alto». «Sul piano politico ed economico – ha spiegato l’economista Alberto Berrini – il cristiano vive la crisi come un momento per ripensare l’economia a livello globale e a livello individuale per mettere in discussione le proprie scelte di spesa e di consumo». E, per uscire dalla crisi, spiega in suo libro l’economista, serve un capitalismo associativo, una riforma dal basso che scommette sulla società come protagonista in quanto soggetto in grado di produrre e distribuire richezza.

Proprio come hanno fatto le comunità di Tradate ed Erba, la prima come ha spiegato Don Erminio Villa «riconoscendo che la crisi colpisce soprattutto i giovani e gli adulti che restano disoccupati e che non chiedono soldi, ma lavoro»; nella seconda «i gruppi familiari si aiutano e si sostengono nella gestione concreta della vita quotidiana» ha spiegato Giovanna Marelli, referente del progetto Famiglie solidali per la Caritas di Erba. Vincendo le differenze e le indifferenze.

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Pubblicato il 27 Febbraio 2010
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